C’è un asse del disordine nato tra Roma e Parigi che gli investigatori stanno osservando con una crescente attenzione. Un caos organizzato che si muove nelle piazze, sui social e nelle chat criptate e che coinvolge i giovanissimi. Sta montando a velocità inaspettata tra gli studenti la volontà di esportare in Italia il modello di violenza che sta paralizzando i licei francesi, a partire da Marsiglia. Islamici radicali e antagonisti di sinistra estrema stanno trovando un terreno comune per sovvertire l’ordine costituito e imporre la propria agenda politica a in vista delle elezioni. Vogliono chiaramente mettere alla prova la tenuta del governo, guardando al caos generato in Spagna con le proteste che hanno messo in crisi Sánchez. Usano lo stesso slogan che da giorni risuona tra i blocchi delle scuole francesi, che ha accompagnato roghi, aggressioni ai presidi e scontri di piazza: è stato ripreso parola per parola dai collettivi italiani che hanno chiamato le manifestazioni per oggi. E chi monitora con attenzione un nuovo fenomeno ha compreso che si è andati ben oltre la solidarietà tra studenti: è un tentativo consapevole di importare il caos, di creare un’internazionale del disordine per rendere il Paese ingovernabile, come professa da anni il partito dei Carc, che ha già espresso il proprio sostegno all’iniziativa.
Ma nemmeno la data è casuale: è il giorno prima dell’anniversario, il terzo, del 7 ottobre, giorno in cui ricorre il pogrom connesso da Hamas. Quello degli studenti è l’antipasto sia al 7 che al 10 ottobre, giorni di mobilitazione nazionale. Ora però ad attivarsi in modo compatto c’è un nuovo fronte, che passa per i banchi di scuola. A Torino ieri è stata organizzata la prima occupazione nei liceo Carlo Ignazio Giulio e Regina Margherita: le ragioni formali di facciata sono quelle che inizialmente sono state addotte dagli studenti francesi, che poi però hanno dato alle fiamme le loro scuole. «Accendiamo la miccia in ogni scuola», «Fare come in Francia», sono gli slogan del gruppo Osa che riecheggiano nei corridoi delle scuole torinesi, primi ma non unici a muoversi. Il tam tam corre veloce da Nord a Sud, attraversa il Paese da Torino a Roma, passando per Milano, Bologna e Firenze. «Les blocage» (i blocchi ndr), annunciano da Roma i collettivi del liceo Montessori, Giulio Cesare, Avogadro e dell’IIS Giosuè Carducci, «con l’intento di cavalcare l’onda di mobilitazione delle compagne e dei compagni francesi» con l’obiettivo di organizzare un’assemblea generale di tutti i collettivi. A Firenze, il Collettivo Fabbrica Gkn, il Collettivo K1 e gli Studenti di sinistra di UniFi al grido di «insorgiamo» esaltano la violenza delle piazze francesi, della rivolta, che definiscono come «la cosa più naturale e umana da sperare e aspettare». A Bologna il Cua e il Cas usano gli stessi identici slogan delle chiamate francesi per la giornata di oggi: «Jeunesse en colère» («Gioventù in collera»).
Avanguardia Bottoni, collettivo del liceo milanese omonimo, rilancia i manifesti del Fronte della Gioventù Comunista che sobilla e fomenta al pari dei Carc, secondo i quali «le scuole possono e devono essere focolai di lotta e resistenza. Focolai da cui può partire e affermarsi anche fuori una mobilitazione decisa a cacciare Valditara e la Meloni dal governo del Paese». Forse per la prima volta si sta compattando il fronte dell’insurrezionalismo, che non ha più un volto identitario, ma la ferocia di chi vuole sovvertire l’ordine democratico.
