I rapporti tra Italia e Russia passano per Roma. Siamo in Piazza Benedetto Cairoli 6, nel cuore del centro storico della Capitale, a pochi passi da Campo de’ Fiori. Dentro Palazzo Santacroce convivono indirizzi e storie che, rilette oggi, meritano attenzione. Qui ha sede dal 2011 il Centro Russo di Scienza e Cultura, oggi Casa Russa a Roma. E allo stesso civico hanno lavorato due nomi destinati ad avere un peso ben diverso nella vita pubblica italiana: Guido Alpa e Giuseppe Conte. L’ex premier molti anni prima di Chigi, esercitava qui la professione di avvocato. Lo stesso Conte avrebbe poi spiegato di essere stato «coinquilino» professionale di Alpa, precisando che i due avevano attività autonome e occupavano appartamenti distinti dello stesso stabile, pur condividendo una segreteria. Ma Alpa non era semplicemente un avvocato che lavorava nello stesso edificio del Centro Russo. Dal 2004 al 2015 fu presidente del Consiglio Nazionale Forense (Cnf), il vertice istituzionale dell’avvocatura italiana. Dall’altra parte del palazzo c’era il Centro Russo di Scienza e Cultura: si tratta di una struttura legata a Rossotrudnichestvo, l’agenzia federale russa per la cooperazione internazionale, i rapporti con i connazionali all’estero e la promozione della presenza culturale russa fuori dai confini della Federazione. Insomma, una propaggine vera e propria del Cremlino. Tanto che nel 2022 l’Unione europea ha sanzionato Rossotrudnichestvo, descrivendola come la principale agenzia statale attraverso la quale viene proiettato il soft power russo e collegandola a quella che Bruxelles definisce l’«influenza ibrida» di Mosca. Figure che hanno orbitato per anni nello stesso stabile in cui esercitava la propria professione da avvocato l’attuale leader del Movimento 5 Stelle. Ma non finisce qui, perché il 28 e 29 giugno 2013 viene organizzato a Roma il convegno «Crisi economica e categorie civilistiche», promosso dall’Associazione Civilisti Italiani e dal Consiglio Nazionale Forense. Al centro ci sono la crisi economica e il modo in cui questa mette sotto pressione gli strumenti tradizionali del diritto civile. Un appuntamento da giuristi che affronta questioni interne al Paese. Le giornate, però, vengono divise fra due sedi. La prima è quella che ci si aspetterebbe: il Consiglio Nazionale Forense, in via del Governo Vecchio. La seconda molto meno: il Centro Russo di Piazza Benedetto Cairoli 6. Lo stesso palazzo dello studio di Alpa. Lo stesso indirizzo professionale utilizzato anche da Conte. Perché un convegno promosso dal Consiglio Nazionale Forense e dall’Associazione Civilisti Italiani, dedicato alla crisi economica e alle categorie del diritto civile, viene diviso tra la sede istituzionale del Cnf e una struttura riconducibile allo Stato russo? Non risulta, almeno dalla documentazione finora emersa, che il tema dell’appuntamento imponesse una sede russa. Non era un convegno dedicato ai rapporti Italia-Russia, né un incontro sulla cooperazione giuridica tra i due Paesi. E allora la scelta di Piazza Cairoli diventa un dettaglio non marginale. Anche perché Alpa, in quel momento, era presidente del Consiglio Nazionale Forense. E un convegno promosso proprio dal Cnf viene portato, per una parte dei lavori, dentro il Centro Russo.
Chi scelse il Centro Russo? Chi prese contatto con la struttura? Fu Alpa, il Cnf, l’Associazione Civilisti Italiani o qualcun altro? Il Centro si limitò a mettere a disposizione gli spazi oppure partecipò all’organizzazione? E soprattutto: quello del giugno 2013 fu un episodio isolato oppure esistevano già altri rapporti, incontri e iniziative tra il Centro Russo e il mondo professionale che gravitava attorno a Piazza Cairoli 6? Un tema su cui l’attuale leader pentastellato potrebbe certamente fornire delle delucidazioni.
