La Sassonia-Anhalt va alle urne e, questa volta, a Berlino guardano con particolare attenzione. Dalle 8 di questa mattina oltre 1,7 milioni di elettori sono chiamati a scegliere il nuovo Landtag del Land della Germania orientale. I seggi resteranno aperti fino alle 18, quando arriveranno le prime proiezioni.
Formalmente si tratta di un’elezione regionale. Politicamente, però, il voto ha assunto una dimensione nazionale. Perché l’AfD arriva all’appuntamento con un vantaggio che, nei sondaggi della vigilia, appare difficilmente colmabile. E soprattutto perché il partito non si limita più a puntare a un risultato storico: vuole trasformarlo nella prima occasione per conquistare la guida di un governo regionale.
I numeri della vigilia restituiscono un quadro netto. L’ultima rilevazione accreditava l’AfD del 42%, con la CDU al 22%. Un distacco di venti punti che fotografa la difficoltà dei cristiano-democratici in uno dei Länder orientali dove il partito ha mantenuto per anni una posizione dominante.
Anche il Politbarometer Extra della ZDF conferma l’AfD come prima forza politica e segnala la possibilità di un risultato quasi doppio rispetto a quello ottenuto alle precedenti elezioni regionali. La CDU, dal canto suo, affronta una delle sfide più difficili della sua storia recente nel Land. Il partito è guidato nella competizione da Sven Schulze, mentre l’AfD presenta come candidato alla guida del governo regionale Ulrich Siegmund, definito dal Der Spiegel “l’uomo più pericoloso della Germania”.
A 36 anni, Siegmund è diventato il volto della corsa dell’AfD alla conquista della Sassonia-Anhalt. La sua carriera politica è iniziata nella Cdu, a cui aderì nel 2008, per poi passare all’AfD nel 2014. Dal 2016 siede nel parlamento regionale e dal 2022 guida il gruppo parlamentare del partito. Negli ultimi anni Siegmund ha costruito la propria popolarità su una comunicazione diretta, rassicurante e molto efficace sui social, accompagnando questo profilo pubblico a posizioni radicali: diversi suoi collaboratori hanno avuto legami con la Heimattreue Deutsche Jugend, organizzazione neonazista vietata dalle autorità tedesche nel 2009.
Per Friedrich Merz la Sassonia-Anhalt rappresenta uno dei primi test politici significativi della sua esperienza alla guida del governo. Il rischio per la CDU è che il voto dell’Est trasformi una difficoltà regionale in un problema politico nazionale. Un’AfD oltre il 40% manderebbe un messaggio difficilmente ignorabile: nei Länder orientali il partito non è più soltanto una forza di protesta, ma può diventare il principale polo politico.
Per l’AfD la posta in gioco è evidente: dimostrare che la sua forza elettorale può tradursi in potere esecutivo. Non più soltanto una presenza ingombrante nei parlamenti regionali dell’Est, dunque, ma la possibilità di arrivare alla Staatskanzlei.
Al centro della partita c’è la “Brandmauer”, il cosiddetto muro di contenimento che separa la CDU dall’AfD. Una barriera che negli ultimi anni è diventata uno dei principi strutturali della politica tedesca, ma che diventa sempre più difficile da gestire man mano che cresce il peso elettorale della destra radicale. La Brandmauer non è legge, ma una convenzione politica: ossia l’idea che CDU/CSU, SPD, Verdi, FDP e altri partiti democratici debbano evitare accordi con AfD, anche quando i numeri parlamentari rendono quei voti decisivi.
La soglia del 5%, tuttavia, potrebbe lasciare fuori alcune delle formazioni minori, modificando sensibilmente la distribuzione dei seggi e rendendo ancora più complicato il puzzle delle alleanze. È dunque possibile che il risultato produca una situazione nella quale l’AfD sia nettamente il primo partito ma non disponga dei numeri necessari per governare.
