Sul fronte degli sbarchi non era cominciata bene per Giorgia Meloni appena insediata a Palazzo Chigi. Durante il primo anno di governo sono arrivati clandestinamente in Italia, via mare, 157.651 migranti. Numeri dei periodi peggiori, risalenti ai governi di centrosinistra di Renzi e Gentiloni, ma nel giro di tre anni il governo ha ribaltato la situazione. Dal 2024 gli sbarchi si sono dimezzati, assestandosi a 66mila anche per il 2025. L’exploit è arrivato quest’anno con 19.148 arrivi dal Mediterraneo rispetto ai 42.136 dello stesso periodo del 2025. Una riduzione di oltre il 50%, che a fine anno, se va avanti così, sarà cinque volte di meno rispetto al boom iniziale.
Non si ottengono risultati del genere per caso. Il governo Meloni è riuscito a usare la carota, stringendo accordi con i Paesi di imbarco principali, Libia e Tunisia, e coinvolgendo le Ue oltre che il «bastone» delle pressioni. Grazie, anche, agli interventi mirati della nostra intelligence guidata dal generale Caravelli sia sulla Tripolitania che la Cirenaica. Pure i rimpatri, volontari o meno, sono aumentati a 5.649, fino ad agosto. Ancora pochi, ma l’aumento rispetto agli sbarcati è salito dal 3% del primo anno di governo al 10,2% nel 2025.
Il decreto Ong, studiato e tramutato in legge, dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, per regolamentare le Organizzazioni non governative in mare, ha fatto il resto. Per le Ong è una spina nel fianco, a cominciare dall’obbligo di un solo soccorso per poi fare sbarcare i migranti nel porto sicuro indicato dal Viminale, spesso lontano. Il risultato è una significativa flessione dei recuperi di irregolari, davanti alla Libia, dei talebani dell’accoglienza.
Il vero «miracolo» di Giorgia Meloni sul fronte dell’immigrazione è avere ribaltato la percezione e le decisioni dell’Unione europea. Dal nuovo patto di asilo, al riconoscimento di Paesi sicuri da dove arriva in Italia il grosso dei migranti irregolari, alla maggiore propensione ai rimpatri, compreso il concetto, considerato fino a poco tempo fa un tabù, dei return hub al di fuori dei confini nazionali e Ue. Anche la percentuale delle domande di asilo accettate, a livello europeo, diminuiranno grazie ad un controllo più rigoroso su quelle farlocche.
Il progetto Albania, non funziona ancora a pieno ritmo, a causa dei bastoni fra le ruote infilati dalla magistratura immigrazionista. Però non è escluso, che prima delle elezioni politiche, si cominci a spedire direttamente oltre Adriatico i clandestini in arrivo via mare. Non solo: diversi Paesi europei, dall’Inghilterra alla Danimarca, rincorrono progetti simili cercando di realizzarli in altri Paesi, dal Kosovo al Ruanda o l’Uganda. E a lungo termine il presidente del Consiglio ha lanciato il piano Mattei per l’Africa. Non basta tamponare gli sbarchi o rimpatriare: il vero successo sarà convincere i migranti a non partire, creando le condizioni per un futuro migliore a casa loro.
