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Politica internazionale

“Sono le grandi coalizioni che fanno crescere i populisti”

Parla Marco Tarchi: “Sovranismo e occidentalismo non vanno affatto di pari passo. Se si accetta l’egemonia altrui, la sovranità resta una parola vuota”

"L'allarme sul fascismo è infondato". Intervista a Marco Tarchi

Marco Tarchi, professore emerito dell’Università di Firenze e noto politologo, a tutto campo sul trionfo dell’Afd in Sassonia e sui riflessi italiani.

Professore, l’Afd trionfa. Ma in Italia per un movimento simile sarebbe complesso: Fdi non si è mai accordato col Pd.

«Le comparazioni, soprattutto nel campo di ciò che viene incluso nell’eterogenea categoria della destra, sono sempre complicate e spesso ingannevoli. Ciò premesso, le grandi coalizioni fra partiti che in precedenza si avversavano profittano sempre agli sfidanti populisti. Si vedano, in Italia, gli esiti dei governi Monti (ascesa del M5S e della Lega) e Draghi (successo di FdI). Ma il problema vero dell’attuale coalizione di governo è quella parte di Forza Italia che vedrebbe di buon occhio una svolta al centro con il beneplacito di Calenda, Renzi e mezzo o più Pd».

Anche in Italia persiste una domanda sovranista.

«Certamente. E si è espressa in forme diverse, favorendo prima la presa del discorso di Beppe Grillo (molto diverso da quello del M5S attuale), poi quello di Salvini ed infine quello di Meloni. Però la domanda sovranista esige risposte all’altezza o, per dirla diversamente, coerenza degli atti con le promesse. Sovranismo e occidentalismo non vanno affatto di pari passo. Se si accetta l’egemonia altrui, la sovranità resta una parola vuota».

L’Ue è destinata a subire altri scossoni?

«Se vogliamo, pur senza confondere cose ben diverse, anche il no degli islandesi dimostra che, così come oggi si presenta, l’Unione europea è in forte calo di attrattiva. Nessuno dei partiti populisti la vuole mandare in pezzi, checché se ne dica, ma tutti chiedono un forte riequilibrio dei poteri fra Bruxelles e gli Stati nazionali e un ridimensionamento dell’ingerenza delle varie corti europee a cominciare da quella per i diritti dell’uomo, non elette ed orientate in modo radicalmente progressista. È uno dei motivi del loro forte consenso».

Futuro Nazionale e Afd sono partiti molto diversi.

«Sì, ci sono nette differenze, così come se ne riscontrano fra tutti i partiti dell’arcipelago nazional-populista. Proprio perché ognuno di essi guarda solo alla propria nazione e al proprio popolo, con le relativa caratteristiche e idiosincrasie. È una contraddizione strutturale, irresolubile. Ma i loro elettori guardano solo in casa propria; di questi problemi non si interessano».

Il centrosinistra italiano non trova un leader, non ha un programma condiviso. Cosa deve temere il centrodestra?

«Se stesso. Perché i retroterra culturali e le prospettive dei tre partiti maggiori che lo compongono sono tutt’altro che coincidenti. Lo si vede spesso: oggi con le opposte reazioni al voto tedesco di Salvini e Tajani (e l’eloquente discrezione di FdI), ieri con le posizioni divaricate su vari capitoli di politica economica, a partire dalla questione dell’ipotetica tassa sugli extraprofitti. Forza Italia è un partito di centro prestato da Berlusconi alla destra. Rimarrà tale?».

AfD è un partito poco «sociale». A differenza della destra italiana.

«AfD ha tre anime interne. Una nazional-conservatrice e liberale in economia, che con Alice Weidel al momento è maggioritaria, una nazionalista vecchio stampo del tutto ingiustamente bollata come neonazista: pura propaganda, anche quando è in bocca ad accademici, e una che si potrebbe definire social-nazionale. È quest’ultima ad averla portata al successo nei Länder dell’Est e a rendere un possibile un dialogo con Sahra Wagenknecht».

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