Bandiere di Hezbollah, cori inneggianti ad Hamas e al leader islamista sciita Nasrallah. Il sit-in della sinistra, alla fine, ha fornito la più plastica delle conferme: una legge contro l’antisemitismo è urgente, qui e ora. L’impennata degli atti d’odio in Italia lo conferma da anni. Eppure la sinistra, quella che strilla allarmata per la crescita di Afd in Germania, su questo fa finta di non vedere, anzi rema contro, e tradisce di nuovo la fiducia degli ebrei italiani.
In piazza, ieri, c’erano l’Anpi, pezzi di Pd e una miriade di altre sigle della sinistra «diffusa» e pro Pal, impegnate nel tentativo di bloccare l’iter del progetto legislativo, che 6 mesi fa ha ottenuto l’ok della Camera col voto favorevole di centrodestra e riformisti Pd e che ieri è sbarcato alla Camera, dove approderà in aula il 2 ottobre (relatore Paolo Emilio Russo di Fi).
«No alla legge bavaglio» la parola d’ordine della manifestazione - poi degenerata con indecenti slogan pro terroristi - perché i pro Pal sostengono che il testo in discussione, ricalcando la definizione di antisemitismo dell’Ihra, impedisca la «critica a Israele». Ovviamente nessuna critica è inibita o sanzionata (sanzioni non sono previste). E le Comunità ebraiche, che hanno chiesto a gran voce una legge per contrastare l’innegabile recrudescenza dell’antisemitismo, lo smentiscono categoricamente: «Nessun bavaglio - ha spiegato ieri la presidente delle Comunità ebraiche italiane Livia Ottolenghi - Definire il ddl un attacco alla libertà di stampa e di critica anche verso il governo israeliano, è una fake news». Il testo, ha aggiunto, «interviene solo dove quella critica sconfina nel pregiudizio verso Israele e il popolo ebraico, o nell’uso improprio della Shoah e del paragone nazista». Nella definizione Ihra vengono definiti come antisemitismo i discorsi che accusano il popolo ebraico o Israele in quanto tali: negare agli ebrei l’autodeterminazione, sostenere che Israele è un prodotto del razzismo o usare gli archetipi dell’antisemitismo (l’accusa di deicidio o la calunnia del sangue, magari aggiornate) per caratterizzare Israele o gli israeliani. Comprensibile che si sentano chiamati in causa quanti hanno usato il pretesto del fantomatico «genocidio» per inneggiare a una «Palestina libera» o per chiedere agli ebrei di dissociarsi da Israele.
Così ieri, prima ancora di riproporre l’odiosa equazione «sionisti nuovi nazisti» (che ha radici antiche nella propaganda sovietica e ora è un cavallo di battaglia del cosiddetto «antisionismo» che ha tracimato nelle piazze e nelle università) un gruppetto di attivisti ha pensato di passare direttamente al tifo aperto per le organizzazioni islamiste e jihadiste, davanti a Montecitorio. «Ecco il vero volto della piazza pro Pal commenta amaro l’ambasciatore israeliano Jonathan Peled - una piazza che canta slogan in favore di due organizzazioni terroristiche». Gli organizzatori si sono poi dissociati. Flebili a dir poco sono le condanne dei partiti. Minoranze, si dirà, ma mai davvero arginate, come si è visto il 25 aprile con la cacciata della Brigata ebraica dal corteo di Milano. L’Ucei si è detta preoccupata per la presenza al sit-in di Anpi e Fnsi, mentre il console di Israele Marco Carrai ha definito «una scelta che fa rabbrividire» la presenza di Anpi.
«È giusto ascoltare tutti - spiega il relatore Russo - questa legge è già stata oggetto di un confronto con l’opposizione e con la società civile, il mondo dell’associazionismo, tanto che è stata approvata Senato con una maggioranza larghissima, bipartisan. Continueremo a discuterla e a votare col calendario previsto, prima della legge di bilancio». «Presentare questo provvedimento come uno strumento di censura significa oscurarne la finalità e alimentare una contrapposizione sbagliata» dichiara Michaela Biancofiore, presidente del Gruppo Civici d’Italia-Udc-Noi Moderati-Maie-Centro Popolare al Senato. Quanto al Pd è probabile che si divida in tre: Sì, No (Boldrini) e molti astenuti. Ieri si è fatto notare l’appello di Lele Fiano e Luciano Belli Paci: «Chiediamo al campo progressista di riconoscere nella prevenzione dell’antisemitismo una responsabilità comune» hanno scritto su Repubblica i due esponenti di Sinistra per Israele, figli di sopravvissuti ad Auschwitz. Ma la sinistra vede solo l’antisemitismo frutto di ideologie «xenofobe e razziste». E non vede quello di sinistra, che però per gli ebrei oggi è la forma più insidiosa e angosciante.
