Sono già trecentosettantamila i pellegrini che hanno prenotato e che arriveranno nella Chiesa Inferiore della Basilica di Assisi: ne saranno accolti quindicimila al giorno e le previsioni sono di oltre mezzo milione di visitatori. Una marea in arrivo da tutto il mondo: da domani 22 febbraio e fino al 22 marzo, per la prima volta vengono esposte le spoglie di San Francesco, "il più santo degli italiani, il più italiano dei santi", come lo definì Papa Pio XII proclamandolo patrono del Paese. È un evento storico in assoluto, non solo per chi crede, messo in scena a 800 anni dalla sua morte. Francesco che con una vita in totale povertà testimoniò il suo amore per Cristo, Francesco il predicatore inquieto, l'uomo della fratellanza e della pace che tanto cerchiamo in questo periodo dissestato.
Il poverello morì giovane, forse a 43 anni, proprio ad Assisi e il suo corpo fu nascosto sotto l'altare della Basilica Inferiore, messo al sicuro contro i ladri di reliquie che nel Medioevo scorrazzavano. Venne ritrovato soltanto nel 1818 e da allora è sempre stato custodito dai frati: l'ostensione delle sue spoglie sarà accompagnata da celebrazioni ufficiali e messe solenni (da prenotare anche quelle, sul sito sanfrancescovive.org). Papa Leone XIV ha indetto un anno giubilare nel nome di Francesco, dal 10 gennaio 2026 al 10 gennaio 2027, e il Parlamento ha deciso che il 4 ottobre, giorno dedicato al patrono d'Italia, sia festa nazionale: tutti pazzi per Francesco, l'uomo di pace che ha dimostrato come si può cambiare il mondo con un cuore disarmato.
La vita di Francesco è una delle più raccontate: figlio di un mercante di stoffe, giovane un po' scatenato cresciuto fra gli agi, a poco più di vent'anni si innamorò di Dio e della sua parola e si spogliò di tutto per andare nel mondo a predicarla. Il più povero fra i poveri, un'esistenza radicale e straordinaria. È stato un uomo controcorrente, spiazzante, all'inizio scomodo anche per la Chiesa stessa, che predicava di aiutare i poveri ma teneva ben strette le sue immense ricchezze. Il suo modo di vivere gli è valso la definizione di alter Christus, lo specchio di Cristo, tanto ne seguì alla lettera la parola e l'esempio.
Non è diventato un santo di quelli con l'aureola d'oro e gli abiti di broccato, non ha compiuto miracoli roboanti, la sua biografia - nonostante certi agiografi abbiano cercato di renderla più spettacolare - è scarna, e qui sta la sua grandezza.
"Ho amato Francesco per le sue contraddizioni, i suoi dubbi, il suo vivere da uomo fino in fondo. Francesco non era un prete, proprio come Cristo. Sono prudente nel dirlo, non voglio essere frainteso. Era un caratteriale, anche da frate ha avuto momenti di rabbia, il suo non era un animo docile. A me convince proprio per questo: perché è stato capace di vivere l'umanità come una persona normale, testimoniando l'essenza profonda della vita". A parlare è don Antonio Mazzi, gigante di 96 anni, il fondatore della comunità Exodus che da quarantuno anni accompagna e sostiene i giovani difficili. "Quando è stato il momento di scegliere figure da indicare ai miei ragazzi come protettori, non ho avuto dubbi: non mi interessava che fossero santi, mi importava che fossero riferimenti significativi. Ho scelto don Bosco, l'educatore; Robert Baden-Powell, il fondatore del movimento scout, e Francesco, il santo che ha vissuto da uomo. Il più simpatico di tutti, per me".
La Carovana itinerante di don Mazzi macina ogni anno centinaia di chilometri in mountain bike per portare in tutta Italia esperienza e parole sulle dipendenze delle nuove generazioni. Si mette in viaggio: e proprio il 4 ottobre si ritrovano tutti. A loro don Antonio rivolge questa esortazione di San Francesco: "Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile".
"Mettersi in cammino: anche la vita di Francesco è stata un percorso. Ha vissuto, è cambiato, è partito. Ha predicato fino alla fine. L'incontro con un malato di lebbra, un reietto della società, gli stravolse l'esistenza e gli fece conoscere Dio. È stata Madonna Povertà, come la chiamava lui, a salvare Francesco: un concetto che ha saputo sublimare e che l'ha portato ai poveri. In questo, mi sento molto vicino a lui. Anch'io sono povero, non possiedo nulla, nemmeno una casa, ma ho avuto la fortuna di trovare i miei ragazzi: per oltre quarant'anni anni non sono mai stato con persone normali e ci ho guadagnato tanto. Se non avessi vissuto pienamente una vita di strada, oggi non sarei qui". A don Mazzi abbiamo chiesto di benedire l'immagine di San Francesco che trovate in questa pagina, così che chi lo desidera possa ritagliarla e conservarla.
La figura di Francesco ai suoi tempi, nel XIII secolo, è stata certamente difficile e poco comprensibile: le norme di comportamento che imponeva ai suoi frati erano durissime. "Chi decide di cambiare vita sceglie di fare penitenza per tutti i peccatori", si legge nel suo testamento, uno dei rari documenti scritti di suo pugno arrivati fino a noi. E dunque la rinuncia a ogni bene temporale, i digiuni, le grotte per dormire, niente elemosine e lavoro duro in cambio di cibo: i suoi stessi seguaci ne rimasero alla lunga sconcertati, tanto che la cosiddetta Regola fu riscritta due volte da Francesco per volere della Chiesa, nel 1221 e poi nel 1223. Solo allora Papa Onorio III la approvò definitivamente (Regula bollata) e nacque l'Ordine francescano, o dei Frati Minori. Francesco l'ostinato, aspro, intransigente aveva però un animo estremamente poetico: la predicazione era la sua vita, le parole il suo mezzo. Il "Cantico delle creature", che compose dopo aver ricevuto le stimmate ed era malato e quasi cieco, consumato da una vita d'amore e di stenti, è il primo scritto in lingua volgare della letteratura italiana. Una lode per lo splendore del creato e per ogni creatura di Dio, dall'uomo che sta al centro al sole, la luna, il mare, il vento. "Studiando mi sono messo in testa che Francesco fosse un po' come me", confida don Mazzi.
"Non per affinità spirituale, non voglio apparire superbo, ma caratteriale sì, e anche per l'amore per la poesia e la parola. Noi oggi abbiamo perso la parola: quella calda, autentica. Soltanto ritrovando la parola potente come quella di Francesco, ritroveremo anche la verità più profonda".