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Abusi nella Chiesa, la ricetta di Leone: "Ascolto e chiarezza"

Revisionato "ad experimentum" lo statuto della commissione per la tutela dei minori

Abusi nella Chiesa, la ricetta di Leone: "Ascolto e chiarezza"
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Per Leone XIV è arrivato il momento di affrontare anche il dossier abusi. Terminato il viaggio in Spagna durante il quale il Papa ha incontrato per circa un'ora un gruppo di sopravvissuti alle violenze commesse da membri del clero, ieri è arrivata la pubblicazione dello Statuto aggiornato della Pontificia commissione per la tutela dei minori. Un aggiornamento ad experimentum per un periodo di tre anni che Robert Francis Prevost ha approvato lo scorso 20 maggio in un'udienza concessa al cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin.

Questo nuovo Rescritto conferma la volontà del Papa canonista di razionalizzare il quadro normativo non sempre lineare ereditato dal precedente pontificato. La Pontificia commissione per la tutela dei minori era stata istituita nel 2014 da Francesco con il compito di "proporre le iniziative più opportune per la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili". Nell'aprile del 2015 ne era stato approvato (sempre ad experimentum per tre anni) lo Statuto che la riconosceva come una "autonoma Istituzione collegata con la Santa Sede".

Nel 2022 la riforma della Curia aveva previsto al primo comma dell'articolo 78 della Praedicate evangelium che la commissione fosse istituita presso il Dicastero per la dottrina della fede. Alla luce di ciò, si era rivelata necessaria una revisione dello Statuto e infatti il nuovo testo recepisce la formula "istituita presso il Dicastero".

Insomma, Leone ha sentito la necessità di sgombrare il campo da ambiguità giuridiche e fare chiarezza anche sulle rispettive competenze tra i due organi. Non a caso lo scorso marzo, parlando ai partecipanti all'assemblea plenaria della commissione, il Papa aveva ricordato che a loro spettava la prevenzione mentre "la vigile disciplina" doveva essere esercitata dal Dicastero per la dottrina della fede. E li aveva richiamati al "dialogo con i dicasteri" tenendo a mente il fatto di essere "parte della Curia Romana" e "all'interno del Dicastero".

Il nuovo Statuto lascia intatto il rapporto consultivo diretto della commissione con il Papa tramite il suo presidente, sebbene nella presentazione del rapporto annuale faccia capolino la formula "previa consultazione informativa della Segreteria di Stato" assente nel 2015. Anche questo è un adeguamento alla Praedicate evangelium che riconosce una missione particolare alla Segreteria di Stato. D'altra parte lo Statuto di undici anni fa era un po' frutto del pregiudizio anticuriale scaturito dal conclave del 2013. Il Rescritto sembra confermare la volontà di Leone di archiviarlo anche nella gestione di un dossier delicato come quello sugli abusi.

Un'altra conseguenza dell'aggiornamento è l'implementazione di Vos estis lux mundi, il motu proprio con cui Francesco ha previsto la procedura per prevenire e contrastare gli abusi nella Chiesa. L'articolo 6 dello Statuto rafforza il compito della commissione di promuovere la diffusione in tutte le diocesi dei sistemi per le segnalazioni di abusi e dei centri di ascolto e accompagnamento per le vittime. La linea di Prevost è chiara: avanti nella lotta alla piaga degli abusi nella Chiesa attraverso strumenti giuridici e competenze chiare e non sovrapponibili.

Senza dilapidare il lavoro fatto dalla Pontificia commissione per la tutela dei minori che in questi anni ha "salvato" la faccia alla Santa Sede diverse volte sul caso di Marko Rupnik, l'ex gesuita accusato di violenze da più donne in condizioni vulnerabili.

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