La Alan Kurdi fa partire il pressing per far sbarcare i migranti in Italia

Si moltiplicano gli appelli per lo sbarco dei 13 migranti salvati dalla nave Alan Kurdi in acque maltesi dopo il divieto del Viminale. L'appello di Open Arms: "Dal governo italiano ci aspettiamo un cambio di rotta radicale"

La Alan Kurdi fa partire il pressing per far sbarcare i migranti in Italia

Continuano le pressioni per lo sbarco della nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea Eye, che da sabato mattina cerca un porto per i tredici migranti salvati nella zona Sar maltese. Ieri il nuovo ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, aveva negato lo sbarco dei profughi confermando la validità del decreto Salvini. Ma il caso dell’imbarcazione tedesca con a bordo 13 uomini, tra cui 8 minori, si candida ad essere un primo banco di prova per il nuovo esecutivo.

La decisione del Viminale è stata criticata, infatti, dal deputato del Pd, Matteo Orfini, che parla di “errore” commesso dal neo ministro. “È una scelta sbagliata, sbagliatissima”, attacca l’esponente Dem. "Siamo tutti felici che al governo non ci sia più Salvini, ma non basta: ad essere abbandonate devono essere anche le sue politiche- rincara - sennò davvero non ha senso”. E punta il dito contro chi ieri non ha fatto scendere i migranti dalla nave. “I ministri Lamorgese, Guerini e De Micheli dimostrino subito di aver chiaro il senso della parola discontinuità e facciano sbarcare i naufraghi”, è l’appello affidato ai social.

A chiedere un “cambio di rotta radicale” al governo è anche la Ong spagnola Open Arms, che via Twitter interviene nel dibattito invocando l’apertura dei porti italiani per l’imbarcazione con i profughi a bordo. “Ci aspettiamo che si ricominci a usare il linguaggio democratico e civile della nostra Costituzione”, incalzano gli attivisti su Twitter. “Il cambio di esecutivo non sembra aver cambiato in nulla la situazione dei naufraghi raccolti dalla Alan Kurdi”, accusano anche i Radicali Italiani. “Il nuovo governo romano mantiene una posizione ferma contro gli sforzi di salvataggio civile”, aveva attaccato ieri il capo missione della Alan Kurdi, Jan Ribbeck che ha reso noto come da qualche giorno le persone a bordo presentino problemi di salute legati allo stress.

L’organizzazione non si aspetta, tuttavia, “una soluzione politica”, ha detto il portavoce della Sea-Eye, Gordon Isler, denunciando come Roma non abbia offerto finora “alcun aiuto”. “Apparentemente, vogliono mostrare agli italiani che non è necessario Salvini per combattere gli sforzi di salvataggio in mare”, ha denunciato l’attivista. Intanto, la Commissione europea ha fatto sapere di non essere stata ancora contattata per coordinare i ricollocamenti dei migranti a bordo.

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