Politica

Aleotti era indagato per terrorismo

L'italiano che inneggia all'Isis su Facebook aveva subito una perquisizione nella casa di Reggio Emilia

Aleotti era indagato per terrorismo

La «spada di Allah», all'anagrafe Luca Aleotti, convertito di Reggio Emilia, è indagato per terrorismo internazionale dalla procura di Bologna. Eppure continua, come ha rivelato ieri il Giornale, a pubblicare su Facebook bandiere nere, disprezzo per i musulmani che piangono le vittime di Parigi o la domanda inquietante: «Ma quando muore Berlusconi?».A fine agosto l'appartamento di Reggio Emilia dove vive Aleotti con la madre di origine marocchina, è stato perquisito dalla Digos, che ha sequestrato del materiale non meglio specificato. Nell'atto del pm Antonella Scandellari, che lo stesso Aleotti ha postato venerdì su Facebook e cancellato il giorno dopo, si legge che è indagato per la partecipazione «a un'associazione terroristica denominata Jabat Al Nusra d'ispirazione qaedista, che si proponeva il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo». Una notizia mai trapelata, che porta alla luce un'inchiesta, probabilmente più ampia, su una rete jihadista in Italia.Venerdì un «amico» della «spada di Allah», il tunisino Eslameddine Hafaiedh, che vive in Liguria, posta su Facebook l'ordinanza di perquisizione effettuata dalla Digos di Genova a casa sua alla ricerca di «armi, munizioni, materiale esplodente» o documenti di propaganda. L'esito è negativo. Aleotti gli scrive su Facebook «di non aver paura... da me sono venuti in 20 armati fino al collo... Tuttavia li devo ringraziare.... si perché mi hanno aiutato a capire da che parte devo stare Al hamdulillah». Ovvero che deve stare con le bandiere nere. E aggiunge che la perquisizione a Reggio Emilia è avvenuta dopo che «hanno arrestato Jalal». Si tratta del marocchino, Jalal El Hanaoui, finito in manette nel pisano il 6 luglio per «propaganda e istigazione alla guerra santa».Accanto ai post Aleotti pubblica la prima pagina dell'atto della procura di Bologna che conferma le indagini per terrorismo internazionale su di lui secondo l'articolo 270 bis del codice penale.

La perquisizione era stata ordinata «poiché vi è fondato motivo di ritenere che nei locali () della sopraindicata persona sottoposta ad indagini, nonchè all'interno di sistemi informatici o telematici a lui accessibili, possano rinvenirsi () armi, esplosivi o parti di essi, munizioni, materiale cartaceo, telefoni cellulari, dati e informazioni e quant'altro riconducibile al reato per cui si procede».La Digos di Reggio Emilia conferma il sequestro di materiale, senza specificare di cosa si tratti e che il convertito è sempre indagato. L'attenzione su Aleotti sarebbe partita dal libro del giornale.it, di Matteo Carnieletto e Andrea Indini, che in giugno citava Luca Guerra, come pericoloso convertito sul web fondatore della pagina «Musulmani d'Italia». Il suo vero cognome è Aleotti.Non saranno ancora state trovate prove inconfutabili, ma appare incredibile che la «spada di Allah» continui a usare la bandiera di Al Nusra, costola di al Qaida in Siria, come copertina della sua pagina Facebook. Oppure che il 2 dicembre, quando il fondatore di Forza Italia aveva appena lanciato la proposta di una grande coalizione contro il terrorismo, Aleotti abbia postato su Facebook «Ma quando muore Berlusconi?».

E i suoi sodali gli sono andati dietro aggiungendo: «E la Santanchè? E i leghisti?». Il convertito ha risposto senza ombra di dubbio: «Kuffar maledetti». I kuffar sono gli infedeli che in Siria ed Iraq vengono decapitati. Per non parlare delle frasi inneggianti alla guerra santa e quelle sprezzanti contro i musulmani, che piangono le vittime del terrorismo o rispettano il Natale.Ieri, Andrea Zambrano, del quotidiano Prima pagina di Reggio è andato a suonare al campanello di Aleotti, che ha risposto spacciandosi per un fratello inesistente sostenendo che la «spada dell'Islam» si è trasferito a Modena. Nessuno ha fermato il delirio dell'indagato su Facebook, che frequenta pagine palesemente pro estremisti islamici ed è «amico» in rete di vari personaggi non proprio moderati. Fra i contatti di Aleotti spicca Qatip Sulejmani, che nel dicembre 2014 inneggiava a Bilal Bosnic, l'imam condannato a Sarajevo a sette anni di carcere per aver arruolato mujaheddin per la Siria anche in Italia e altri reclutatori in carcere in Albania. E subito dopo postava il simbolo del Califfato con il dito indice rivolto verso Allah.

Commenti