Alfano fai qualcosa: la polizia non ha armi per battere il crimine

Aumenta la violenza a Napoli. Ieri l'agguato a un agente: è gravissimo. E il weekend la città resta sguarnita. La denuncia del Sap: "Non si può continuare a disinvestire in sicurezza. Qui si rischia grosso"

Alfano fai qualcosa: la polizia non ha armi per battere il crimine

NapoliA Napoli lo Stato va « à la guerre comme à la guerre ». Mandando al massacro quei pochi che ancora ci credono e senza preoccuparsi più di tanto delle conseguenze di una battaglia impari, sul piano dell'organizzazione e delle risorse, con la Bestia camorristica. L'ultima vittima in divisa si chiama Nicola Barbato. È ricoverato in gravissime condizioni all'ospedale Loreto Mare perché, durante un servizio di appostamento, è stato investito da una sventagliata di piombo. Un estorsore lo ha scambiato per un killer rivale e ha aperto il fuoco davanti all'affollatissima stazione della Cumana, a Fuorigrotta. Barbato non aveva il giubbotto antiproiettile sottogiacca. E non perché si sentisse Rambo, ma perché proprio non ce ne sono in ufficio. Non costa molto, circa 500 euro ma al ministero dell'Interno fa più comodo annunciare l'arrivo di 50 (inutili) agenti di rinforzo piuttosto che impegnarsi seriamente per un equipaggiamento davvero adeguato. La Mobile partenopea conta oggi circa 300 unità, ma quelli sul campo non sono più di un centinaio. La maggioranza è imboscata negli uffici, nell'indifferenza dei piani alti. «I giovani girano al largo da queste stanze – dice un vecchio investigatore – perché si guadagna poco e si rischia tanto». E non solo per le pallottole. «Guardate che cosa è successo all'ex dirigente Vittorio Pisani: la Procura lo ha messo sott'inchiesta, i giornali lo hanno picchiato per mesi e mesi, e alla fine è stato assolto in primo e secondo grado. Ma davvero per uno stipendio da fame si deve pagare un conto così salato?».

Per dire: la sezione Narcotici, che dovrebbe dare la caccia ai trafficanti che scorrazzano per i 92 Comuni della provincia trasportando tonnellate di cocaina, hashish, marijuana e pasticche, oggi ha appena una trentina di agenti. E se scappa il conflitto a fuoco coi criminali bisogna affidarsi solo alla Madonna di Pompei. I poliziotti hanno un unico caricatore con munizioni, peraltro, adatte più a una trincea che a un contesto urbano per il loro alto potere penetrante e rimbalzante. La pistola d'ordinanza pesa oltre un chilo, ed è assai ingombrante. È un'arma di vecchia generazione, come il mitragliatore M12. Quanti siano in grado di premere il grilletto in condizioni di pericolo non è però dato saperlo considerato che gli addestramenti al poligono sono di fatto sospesi da anni. Chi vuole tenersi in allenamento, si attrezza in proprio. «Quello che è accaduto a Napoli è gravissimo – commenta Ernesto Morandini del Sap - ma potrebbe succedere ancora. Non si può friggere il pesce con l'acqua, non si può continuare a disinvestire in sicurezza, a bloccare il turn over, a tagliare presidi e ad avere mezzi e strutture in condizioni fatiscenti e spesso in riparazione».

Già, le quattro ruote: il parco auto della Questura napoletana è desolante. Ci sono vetture che tra un po' diventano maggiorenni. Sono le macchine confiscate ai criminali negli anni Novanta. Camminano e tossiscono. E si scassano con incredibile puntualità. Certo, ci sarebbero pure i Suv e le vetture di grossa cilindrata recuperati durante i grandi blitz antimafia ma quelli – chissà come mai – restano a Roma a disposizione dell'Amministrazione. Consumano troppo, è la spiegazione. E se bisogna fare un inseguimento o uno speronamento per bloccare un pericoloso latitante? Arrangiatevi. Almeno fino al week end perché dal venerdì sera fino alla domenica sera l'anticrimine va a riposare. Tutti i reparti investigativi abbassano le saracinesche. Non ci sono i soldi per pagare gli straordinari notturni. E allora i killer festeggiano. A modo loro.

Commenti

Commenta anche tu
Grazie per il tuo commento