È l'ultimo allarme dei Servizi segreti. "Il rischio c'è. Dopo l'attacco all'Iran, aumenta la preoccupazione per una possibile saldatura tra antagonisti e Islam radicale, con cellule legate ai pasdaran che potrebbero esprimersi con virulenza". Bruno Valensise, direttore dell'Aisi, risponde ad una domanda alla presentazione alla Camera della "Relazione annuale sulla politica dell'informazione per la sicurezza". Pagine che confermano come l'attivismo anarco-insurrezionalista sia la minaccia più concreta nel campo del terrorismo. Valensise assicura: "C'è un'attenzione massima anche per le prossime manifestazioni di piazza già convocate".
Il sottosegretario a Palazzo Chigi Alfredo Mantovano, con delega all'Intelligence, spiega che "il conflitto in atto incrementa il rischio terrorismo ma non c'è tanta compattezza in questi ambienti, considerato che l'aggredito è il regime iraniano, non la stessa che c'è nei confronti della Palestina".
La relazione sottolinea che la situazione in Iran alimenta tensioni internazionali e fa "temere un'escalation che può avere un impatto anche sulla minaccia terroristica, sono inoltre aumentati i rischi derivanti dalle attività di Hamas su suolo europeo, soprattutto per il coinvolgimento nella circolazione di armi e in possibili progettualità ostili contro obiettivi israeliani ed ebraici".
In prima fila siede il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi ed è la prima volta che la presentazione si tiene a Montecitorio. "Un segnale di attenzione delle istituzioni verso l'intelligence, che opera in una fase molto critica", dice il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ricordando Nicola Calipari, morto in missione a Bagdad il 4 marzo 2005.
Oggi si registra il numero più alto di conflitti dal 1946, 61 e con una maggiore letalità rispetto al passato, spiega il direttore del Dis, Vittorio Rizzi. Per la prima volta le autocrazie superano le democrazie, 91 contro 88, il 72% della popolazione mondiale vive sotto dittatura, nel 2004 era il 49%. In Italia e in altri Paesi europei, operazioni antiterrorismo hanno colpito persone connesse con il conflitto mediorientale e il reclutamento si fa anche nelle chat e con l'intelligenza artificiale. Rizzi parla di una radicalizzazione giovanile crescente, "dove prevale non la matrice ideologica ma la fascinazione verso la violenza". Nel triennio 2023-25 c'è stato un incremento del 285% di operazioni con minori, 4 su 10. Il direttore dell'Aise, Giovanni Caravelli spiega che l'intelligence italiana sapeva che si preparava l'attacco all'Iran "da gennaio, anche se non aveva i dettagli dell'operazione, ma era chiaro l'obiettivo e il dispositivo era evidente", con 007 di Usa e Israele i rapporti sono "ottimi". È Mantovano a confermare che "non c'è stata richiesta sulle nostre basi militari e si sta valutando la richiesta di mezzi difensivi".
Ad una domanda sul ministro della Difesa Guido Crosetto, a Dubai mentre scoppiava il conflitto, risponde: "Era andato in ferie con la famiglia, con un volo commerciale. L'intelligence non monitora i viaggi privati dei ministri, lo vieta la legge. L'importante è che l'operatività non sia mai venuta meno, anche se fuori dal territorio nazionale". Si parla molto nella relazione delle nuove tecnologie e dei cyberattacchi, oltre che di contrasto all'immigrazione clandestina e ai traffici economici.
Il presidente del Copasir, Lorenzo Guerini raccomanda di non sottovalutare la minaccia ibrida alle società democratiche, orchestrata "da Russia e Cina" e sottolinea che una governance troppo frammentata non favorisce l'azione tempestiva.