C’è un’idea di vino che attraversa i secoli e resiste alle mode: quella custodita tra chiostri, abbazie e monasteri, dove la coltivazione della vite è stata per lungo tempo un esercizio di pazienza, disciplina e conoscenza del territorio. È da questa intuizione che nasce Vini d’Abbazia, manifestazione che dal 12 al 14 giugno tornerà nell’abbazia di Fossanova per la quinta edizione, confermando una formula che negli anni è riuscita a ritagliarsi uno spazio preciso nel panorama degli eventi enogastronomici italiani.
Dopo le oltre quattromila presenze registrate nel 2025, il complesso monastico di Fossanova — uno dei più importanti esempi di architettura gotico-cistercense in Italia — si prepara ad accogliere più di trenta cantine provenienti da abbazie italiane e internazionali, insieme a produttori laici, consorzi e realtà territoriali legate al mondo monastico. Un evento promosso da Regione Lazio, Arsial, Camera di Commercio Frosinone Latina e Azienda Speciale Informare, che prova a tenere insieme degustazione, riflessione culturale e promozione del territorio.
Il cuore della manifestazione sarà ancora una volta il Chiostro medievale, dove troveranno spazio i banchi d’assaggio e il Villaggio Food & Wine dedicato alle eccellenze gastronomiche locali. Nel Refettorio dell’abbazia si alterneranno invece masterclass e degustazioni guidate da alcuni dei nomi più noti dell’enologia italiana, mentre l’Infermeria del Borgo ospiterà incontri dedicati ai vitigni autoctoni, all’enoturismo e alla ricerca scientifica sull’olio extravergine.
Negli anni Vini d’Abbazia ha progressivamente allargato il proprio raggio d’azione. Nato come appuntamento focalizzato sui vini prodotti in contesti monastici, il progetto si è trasformato in un format più articolato, capace di costruire connessioni tra vino, turismo e cultura. Il convegno organizzato nel 2025 in Franciacorta e l’anteprima andata in scena a maggio nell’abbazia calabrese di Santa Maria della Matina hanno contribuito a rafforzare l’idea di una rete nazionale che usa il vino come strumento di racconto dei territori.
Il programma dell’edizione 2026 conferma questa impostazione. Ad aprire la manifestazione, venerdì 12 giugno, sarà il seminario “Il valore dell’autoctono: tra qualità e territorio”, dedicato ai produttori laziali e centrato sul ruolo dei vitigni autoctoni e dell’enoturismo. Tra gli ospiti annunciati figurano, tra gli altri, Enrico Chiavacci di Marchesi Antinori, Violante Cinelli Colombini e Roberto Cipresso.
La prima masterclass sarà affidata a Riccardo Cotarella, che guiderà un incontro dedicato ai vini del monastero di Cremisan, realtà nata a Betlemme alla fine dell’Ottocento e diventata negli anni simbolo di cooperazione tra comunità cristiane, musulmane ed ebraiche. Un tema che inevitabilmente supera il semplice racconto enologico e prova a riportare il vino dentro una dimensione culturale e persino diplomatica. Più classicamente centrata sulla degustazione sarà invece la masterclass serale di Roberto Cipresso, dedicata ai grandi rossi provenienti da abbazie e territori ad alta vocazione vitivinicola.
Sabato spazio anche alla ricerca scientifica, con la presentazione di uno studio dell’Università La Sapienza sulle proprietà benefiche dell’olio evo, mentre Vincenzo Mercurio accompagnerà il pubblico in un percorso dedicato ai vini dei monasteri italiani. A chiudere la giornata sarà una degustazione “multisensoriale” curata dall’Università di Pisa, segno di come ormai anche il lessico del vino insegua il bisogno contemporaneo di trasformare ogni assaggio in esperienza.
Domenica gran finale con “Tra Bianchi e Perlage: alla scoperta della luce”, masterclass guidata da Chiara Giovoni tra grandi bianchi, Champagne e vitigni rari.
Sullo sfondo, ancora una volta, Fossanova: abbazia medievale, luogo di silenzio e preghiera per secoli, oggi scenario di un evento che prova a conciliare spiritualità, marketing territoriale e cultura del vino. Un equilibrio non sempre semplice, ma che proprio per questo continua ad attirare pubblico e curiosità.