Via all'operazione sopravvivenza: abbassare le tasse

Il governo punta a ridurre la pressione fiscale per recuperare consenso tra gli elettori

Via all'operazione sopravvivenza: abbassare le tasse

Roma - Il premier che voleva infrangere le regole pensa di reagire alla pesante sconfitta delle Amministrative con le più classica delle risposte. Incontri con i sindacati per concedere qualcosa (nella fattispecie sulle pensioni) e qualche intervento fiscale da presentare come una misura di giustizia sociale. Spesa pubblica, insomma. Il tutto, con risorse limitatissime e una legislatura quasi in scadenza.

Al momento il governo non vuole modificare l'agenda, perlomeno nei capitoli generali. Quindi le pensioni. L'Ape, la pensione anticipata così come anticipata ai sindacati, che incontreranno nuovamente il governo giovedì, sarà modificata su alcuni aspetti segnalati da Cgil, Cisl e Uil.

Con tutta probabilità il governo porrà l'accento sugli sconti fiscali a beneficio dei licenziati e dei lavoratori di aziende in ristrutturazione che vogliono (o meglio devono) anticipare la pensione. Sono già previsti, ma vanno definiti e il governo potrebbe sfruttare l'occasione per presentarli come una misura a favore di quell'elettorato che ha voltato le spalle al Pd. Quello delle periferie di Roma o dei quartieri operai di Torino che un tempo votavano Pci.

La tentazione di una svolta a sinistra c'è. Poco importa che rincorrere i movimenti populisti non paghi mai (basti guardare la fine dei socialdemocratici austriaci e la vicenda della chiusura del Brennero). Poco importa che in questo caso il governo rischi di rincorrere il Movimento cinque stelle su un campo sbagliato.

Le pressioni della sinistra interna del Pd potrebbero fare breccia, con ili risultato di mettere Renzi in difficoltà ancora maggiori. Il premier potrebbe accelerare sul piano di riduzione fiscale. Quindi bonus di 80 euro ai redditi bassi e ai pensionati. Oppure il taglio delle due aliquote intermedie dell'Irpef, quelle del 27% e del 38%.

Misure redistributive che difficilmente potranno servire ad arginare l'onda populista delle amministrative e i possibili effetti sul voto referendario.

Altro ostacolo per la rimonta del governo, i vincoli di bilancio di Bruxelles che il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan non intende sfidare, se non rispettando le regole e i riti della politica europea. Per centrare obiettivo di deficit del 2017 servono 8 miliardi. E le misure di Renzi potrebbero costare altri 10-12 miliardi di euro. Senza contare le clausole di salvaguardia che ogni anno costano 17 miliardi di euro.

Impossibile recuperare quello che serve dalla spending review così come è stata realizzata dagli ultimi governi. Tagli lineari alle spese intermedie, che spesso si trasformano in maggiori spese per gli anni a venire. Restano le agevolazioni fiscali da tagliare. Ma è un campo minato che rischia di peggiorare l'immagine del governo.

Situazione molto difficile, quindi.

Tanto che a Palazzo Chigi, scommettevano ieri esponenti della maggioranza, potrebbe venire la tentazione di tentare un colpo di teatro da presentare in autunno. Poco prima del referendum. Una decisione come quella sulle unioni civili, con un peso minimo sui conti pubblici, ma con un grande impatto di immagine.

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