Un altro 25 aprile sprecato

Un'occasione sprecata è il 25 aprile di quest'anno.

Un altro 25 aprile sprecato

Un'occasione sprecata è il 25 aprile di quest'anno. C'erano infatti le condizioni per farne finalmente qualcosa che non è mai stata, una festa di tutti gli italiani. E invece, con le iniziative canterine e poi con la richiesta dell'Anpi e di alcuni esponenti del Pd, di «andare in piazza» si è trasformata nell'ennesima occasione per demonizzare, per polarizzare, per dividere. Il 25 aprile non è mai stata una festa condivisa. Fin dall'origine ha manifestato il suo carattere respingente, tendente a dividere gli italiani in due categorie, quelli che sposavano la narrazione della Resistenza che aveva «liberato» l'Italia dal fascismo e quelli che non ci credevano; anche perché l'Italia era stata liberata dagli anglo americani mentre il fascismo era nei fatti già morto il 25 luglio 1943, prima che qualsiasi partigiano andasse in montagna. Una festa mai davvero sentita da tutti gli italiani, che si era andata spegnendo negli anni Ottanta, sotto i colpi dei «ponti» vacanzieri. Poi il 25 aprile è stato riesumato dalla sinistra contro il Cavaliere (ricordate quello del 1994, con Bossi cacciato dalla piazza?), si infuocava quando Berlusconi era al governo, e si spegneva a comando quando al potere c'era l'Ulivo. Dopo il 2011, il 25 aprile era ritornato nel dimenticarlo, non fosse apparso il nuovo nemico, l'incarnazione dell'Eterno Fascista, Salvini. Lo scorso anno, con il Demonio al ministero dell'Interno e su molti temi vero leader dell'esecutivo, il 25 aprile ritornò ad essere il lavacro in cui ogni serio «democratico» doveva rigenerarsi. Ma oggi? Dove è il nemico? Salvini è all'opposizione, a governo c'è la sinistra, l'Anpi è pure rifocillata di finanziamenti statali, perché questo livore? Con più di venti cinque mila morti, una pandemia economica che ha già colpito il paese, con gli italiani rinchiusi in casa, con quelli costretti a recarsi alla Caritas quando solo due mesi fa vivevano una vita dignitosa, con le nostre libertà elementari messe in discussione, il 25 aprile avrebbe potuto diventare una festa del silenzio, una festa del lutto, il lutto di tutta la nazione. E invece no: ecco le proposte di cantare «gioiosamente» Bella Ciao, con il sindaco Sala che buon ultimo si aggiungerà dal balcone di Palazzo Marino, ecco la diretta streaming, ecco il solito codazzo di jet set, di belli ricchi e famosi, di quelli che il #restiamoacasa non tocca, che se fosse per loro starebbero in lockdown fino al 2022. Ma soprattutto, questo 25 aprile contro chi è? Contro il covid, che ha impedito di organizzare le belle manifestazioni? Non sarà che, tutta questa inquietudine, tutto questo teorizzare l'idea che le manifestazioni virtuali e i canti sui balconi (sui balconi: che paradosso!) siano forse meglio della piazza reale, non celerà la paura di essere alla fine di una storia, che non coinvolge più da tempo la maggioranza degli italiani? Ed è probabile che sia cosi: la pandemia sta distruggendo tanti frammenti ideologici che erano rimasti vivi anche fino troppo tempo. Uno di questi è quello della epopea dell'ora e sempre resistenza. L'unica resistenza consentita, d'ora in poi, sarà quella di salvare il paese dalla catastrofe economica e sociale. C'è poco da cantare quindi, e molto da lavorare.