Nelle congregazioni pre-conclave Prevost ha parlato poco sia in aula che nelle pause caffè. Ma ha ascoltato attentamente gli sfoghi dei suoi confratelli fortemente critici con la gestione della comunicazione vaticana. È da più di un anno che Leone XIV, studiandosi attentamente il dossier sui media vaticani, sa di dover cambiare. E ieri lo ha fatto, facendo ricorso ancora una volta al suo stile: niente strappi traumatici. Per questo motivo, pur insoddisfatto del lavoro svolto finora, il Papa ha deciso di accompagnare alla porta il prefetto del dicastero per la comunicazione Paolo Ruffini al compimento del suo 70° compleanno, a ottobre prossimo.
Ma per la successione non poteva esserci segnale di discontinuità più netto: come annunciato ieri, dal 1° novembre toccherà a Montse Alvarado guidare il dicastero vaticano. Prevost è andato a scegliere la presidente di EWTN News, il network multimediale considerato punto di riferimento dei cattolici conservatori d'America. Nel 2021, in un viaggio in Slovacchia, Francesco si era riferito al colosso mediatico a stelle e strisce quando aveva parlato di "un grande canale televisivo cattolico che non esita a parlare continuamente male del Papa" e i cui attacchi sarebbero stati, a suo dire, "opera del diavolo". In questa narrazione di un EWTN anti-papale aveva contribuito anche un libro scritto dall'attuale direttore editoriale del dicastero Andrea Tornielli secondo cui la rete americana avrebbe avuto un ruolo centrale nell'operazione Viganò, l'arcivescovo (poi scismatico) che accusò Bergoglio di aver coperto il cardinale pedofilo Theodore McCarrick. Ora a Tornielli, forse con qualche imbarazzo, toccherà dare il benvenuto alla sua nuova superiora.
La nomina di Alvarado sottintende la volontà di Leone di deitalianizzare il pachidermico dicastero che Francesco, con una punta di sarcasmo, definì "così numeroso". Finisce, dopo otto anni, l'era dell'ex direttore di Rai3 e La7 Ruffini. Secondo diversi spifferi vaticani, nel 2018 Francesco gli diede la notizia della nomina confessandogli: "Scelgo te perché mi hanno detto che sei di sinistra". Il malcontento per la gestione della comunicazione in Vaticano aveva raggiunto i massimi livelli nel corso del conclave. Ma aveva pesato anche la sconcertante difesa pubblica fatta da Ruffini negli States per l'utilizzo sui media delle opere d'arte di Marko Rupnik, l'artista cacciato dai gesuiti dopo le accuse di abusi ritenute credibili denunciate da diverse ex suore.
In quell'occasione il prefetto ora in uscita aveva suscitato polemiche sostenendo che "non stiamo parlando di abusi sui minori", beccandosi il rimprovero del cardinale Sean O'Malley. Gli succederà una donna, messicana di nascita ma di cittadinanza americana, attenta ai temi pro-life e relativi alla libertà religiosa.
Alvarado è anche membro del cda dei Cavalieri di Colombo, grandi sostenitori degli sforzi caritativi della Santa Sede. Insomma, col Papa di Chicago è finita la stagione in cui era "un onore essere attaccati dagli americani" e il suo Vaticano - Trump o non Trump - è sempre più a stelle e strisce.