Se fosse stato per la Procura di Firenze, la notizia sarebbe rimasta segreta chissà quanto. Decenni di indagini su Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri per reati terribili, raccontate quasi in diretta da giornali e trasmissioni d'inchiesta, si sgonfiano il 5 gennaio di quest'anno, quando il pm fiorentino Lorenzo Gestri firma il suo atto di resa: è la richiesta di archiviazione dell'ultima indagine ancora aperta contro Dell'Utri, il fascicolo per "concorso in strage" dal quale Berlusconi è uscito di scena solo perché morto, ma di cui continua a essere il bersaglio. Il dottor Gestri mette nero su bianco che i fantasmi investigativi inseguiti per trent'anni dalla sua Procura sono rimasti senza sostanza. Nulla, nelle monumentali carte dell'indagine, dimostra che il Cavaliere e il senatore azzurro abbiano in alcun modo ispirato la strategia stragista di Cosa Nostra, la sequenza di attentati che nel 1993 insanguinò l'Italia. La richiesta di Gestri viene inoltrata al tribunale e bastano nove giorni perché il giudice preliminare Patrizia Martucci accolga la richiesta di archiviazione del fascicolo: "Mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell'Utri, stretto collaboratore di Berlusconi".
Già il 14 gennaio l'indagine è dunque ufficialmente archiviata. Ma né la Procura né il tribunale di Firenze ritengono doveroso renderlo noto: né all'opinione pubblica, e nemmeno ai difensori di Dell'Utri. Solo per caso, venti giorni fa, i legali dell'ex senatore accedendo al portale della Procura di Firenze scoprono che l'inchiesta non esiste più. Chiedono chiarimenti, prima vengono rifiutati, poi arriva la conferma. È la notizia che Dell'Utri aspettava da una vita, e insieme a lui la famiglia di Berlusconi: il caso è chiuso. Ma gli atti depositati a corredo della richiesta di archiviazione, incredibilmente, continuano a restare segreti della stessa Procura che alla caccia a Berlusconi e Dell'Utri ha dedicato risorse umane ed economiche senza precedenti.
I delitti attribuiti a Berlusconi e Dell'Utri erano le stragi di via Palestro a Milano, di via dei Georgofili a Firenze, le bombe alle chiese romane di San Giorgio e San Giovanni, il tentato massacro dei carabinieri all'Olimpico: pagine criminali per cui sono già stati condannati i membri della Cupola e i fratelli Graviano. Ma alla Procura fiorentina non bastava. Il "terzo livello" doveva esistere, e identificarsi con i vertici di Fininvest e Forza Italia. L'inchiesta inizia nel 1996, si inabissa cinque volte e altrettante viene riaperta, l'ultima nel 2022. L'accusa è sempre la stessa: Dell'Utri avrebbe "istigato l'organizzazione delle stragi per favorire l'affermazione di Forza Italia", avrebbe sollecitato il boss Graviano "a organizzare e attuare la campagna stragista e, comunque, a proseguirla, al fine di contribuire a creare le condizioni per l'affermazione di Forza Italia, fondata da Berlusconi, al quale ha fattivamente contribuito Dell'Utri", "a fronte della promessa da parte di Dell'Utri, che era il tramite di Berlusconi, di indirizzare la politica legislativa del governo verso provvedimenti favorevoli a Cosa nostra". Nel 2023 il procuratore aggiunto Luca Turco manda la Dia a perquisire Dell'Utri, il giorno dopo sui giornali vicini ai pm si scrive che sono stati trovati documenti "molto utili". Evidentemente non era vero, o non erano utili abbastanza. Il 2 settembre scorso il nuovo capo della procura, Filippo Spiezia, sale di persona a Milano per interrogare l'hacker Samuele Calamucci su confidenze che avrebbe ricevuto addirittura sui finanziamenti alla Edilnord, negli anni Settanta. Ma è chiaro che ormai si pesta l'acqua nel mortaio, sono gli ultimi passaggi di un'indagine tenuta in vita a forza.
Ultimo sprazzo, il sequestro di dieci milioni a Dell'Utri: anche l'eredità lasciata dal Cavaliere per i pm di Firenze è il prezzo del suo silenzio. Ma alla fine si sono dovuti arrendere: le bombe che devastarono l'Italia le aveva messe solo Cosa Nostra.