"Un arsenale in auto, ma il pm non li ha bloccati"

Tra norme inadeguate e discutibile applicazione della legge

"Un arsenale in auto, ma il pm non li ha bloccati"

Milano - I numeri della resa sono riassunti in un appunto che da ieri sta sulla scrivania dei vertici della polizia. É la storia di una resa forzata. Per giorni interi le forze di polizia, sulla base anche delle indicazioni dell'intelligence, hanno passato al setaccio i covi degli ultrà. Una lunga serie di violenti sono stati bloccati e identificati. Ma in un numero impressionante di casi, il loro allontanamento è stato rifiutato dalla magistratura. È chiaro che non sarebbero bastate quelle espulsioni a impedire le violenze di venerdì. Ma il messaggio che è arrivato ai black bloc è stato un messaggio di tolleranza.

Il caso più incredibile è quello di un cittadino inglese di 26 anni bloccato dai carabinieri insieme a tre francesi: «Questi controllati a bordo di un'autovettura venivano trovati in possesso di 120 bombolette di vernice spray, un manganello, una torcia di segnalazione infiammabile, un litro di alcool etilico e una maschera di neoprene». L'espulsione dei tre francesi viene convalidata da un giudice. Ma il britannico capita di fronte ad un altro magistrato, e qui accade l'incredibile: «Per l'inglese, il quale peraltro da informazioni acquisite da organi di polizia inglesi per il tramite del servizio di cooperazione internazionale è risultato ricercato in patria per reato inerente la legislazione sulle armi, altro giudice ha ritenuto di riservarsi la decisione per la mattina dell'1 maggio quando, sciogliendo la riserva, non ha convalidato i provvedimenti». Latitante a Londra, liberato a Milano.

Stessa sorte per tre tedeschi: «Questi, fermati a bordo di un furgone, nel corso del controllo sono stati trovati in possesso di numerose bombolette di vernice spray e tre passamontagna nonché di una bomboletta di spray urticante (..) anche per questi sono stati predisposti i provvedimenti di allontanamento con esecuzione immediata sulla convalida dei quali il giudice ordinario si è riservato di decidere nella mattinata dell'1 Maggio quando, sciogliendo la riserva, non ha convalidato».

Di fronte ai «no» a ripetizione che venivano da palazzo di giustizia, le forze di polizia hanno dovuto rassegnarsi: niente arresti, niente espulsioni immediate, solo denunce a piede libero e ordini di «allontanamento entro dieci giorni», cioè con il permesso di fatto di partecipare al corteo antagonista di venerdì pomeriggio. «Nella mattinata dell'1 maggio sono stati accompagnati presso questo ufficio tre cittadini francesi (...) questi nel corso di un controllo operato da un equipaggio sono stati trovati ciascuno in possesso di uno zaino contenente una felpa nera con cappuccio, guanti imbottiti, una bomboletta spray, una mascherina con filtro, una bandiera di colore nero, gocce per gli occhi (verosimilmente per contrastare l'effetto di lacrimogeni»: unica misura, l'ordine di allontanamento entro dieci giorni. Stessa mano morbida per due spagnoli e un peruviano, «gli stessi sono stati fermati in via de Predis presso i locali di un centro sociale e presso alcuni appartamenti occupati abusivamente da elementi di area anarchica, nel corso dei quali è stato rinvenuto copioso materiale verosimilmente da utilizzare per porre in essere azioni violente nel corso di manifestazioni (bastoni, mazze ferrate, armi da taglio etc)»: denuncia a piede libero e ordine di andarsene, ma con calma. E il pomeriggio dell'1 maggio, mentre Milano veniva fatta a pezzi, l'unico arrestato nei controlli dei giorni precedenti - un tedesco del 1988 - è stato scarcerato dai giudici.

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