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Dopo gli attacchi nuovi colloqui. Gli Usa e i raid sullo Stretto. "Teheran ammetta l'errore"

In Oman tentativi di fare ripartire i negoziati. Washington chiede l'impegno su Hormuz

Dopo gli attacchi nuovi colloqui. Gli Usa e i raid sullo Stretto. "Teheran ammetta l'errore"
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Gli Stati Uniti chiedono all'Iran di dichiarare pubblicamente che lo Stretto di Hormuz è aperto e di impegnarsi a cessare gli attacchi contro le navi mercantili. Questo ultimatum giunge dopo gli incidenti avvenuti all'inizio di questa settimana, quando tre petroliere sono state colpite, provocando uno scambio di raid con Washington.

Gli attacchi aerei americani di mercoledì e giovedì hanno provocato 17 morti e 115 feriti. Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha accusato gli Stati Uniti di aver violato l'accordo di cessate il fuoco che a sua volta ha revocato la licenza che autorizzava la vendita di petrolio iraniano. Sebbene l'Iran non abbia rivendicato la responsabilità degli attacchi alle navi, gli analisti affermano che Teheran usa tali azioni per ottenere vantaggi nei negoziati. Alcune imbarcazioni stavano navigando lungo la costa dell'Oman, sotto la protezione aerea degli Stati Uniti. L'Iran ha insistito sul fatto che le sue acque siano l'unica rotta consentita attraverso lo Stretto. L'escalation ha spinto al rialzo i prezzi del petrolio, una questione delicata per Trump in vista delle elezioni di midterm del prossimo novembre al Congresso. Inoltre, l'amministrazione americana aveva affermato che il cessate il fuoco avrebbe portato alla completa revoca del blocco iraniano dello Stretto di Hormuz, ciò non si è ancora concretizzato.

Sembra però che si voglia tornare alle trattative. L'Iran avrebbe dichiarato che gli attacchi sono stati un errore e avrebbe attribuito la colpa a un gruppo interno ribelle. Probabilmente propaganda, ma la veridicità di questa versione non può essere esclusa: il regime iraniano non è monolitico e ci sono profonde divisioni tra coloro che sono favorevoli alla diplomazia e coloro che chiedono la continuazione di una guerra totale contro il "Grande Satana".

Trump però ha scritto in un post su Truth venerdì: "La Repubblica Islamica dell'Iran ci ha chiesto di continuare i colloqui. Abbiamo accettato, ma gli Stati Uniti hanno dichiarato loro, senza mezzi termini, che il cessate il fuoco è FINITO!". Il vicepresidente JD Vance, il segretario di Stato Marco Rubio, così come gli inviati speciali statunitensi Steve Witkoff e il genero di Trump Jared Kushner, sarebbero dovuti arrivare in Oman ieri per trattare con Teheran, ma la Cbs ha fatto sapere che non saranno presenti.

Nel frattempo, una delegazione del Qatar era in Iran venerdì per stemperare le tensioni e facilitare la navigazione attraverso Hormuz. In conformità con il memorandum d'intesa, Iran e Oman devono tenere colloqui "per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi" nello Stretto con gli altri Stati del Golfo. L'Iran ha suggerito che le navi dovrebbero pagare per attraversare Hormuz, mentre gli Stati Uniti affermano che la navigazione attraverso il canale deve rimanere libera. Araghchi è in Oman proprio per discutere le modalità di transito sicuro delle navi attraverso lo Stretto.

L'Oman ha diffuso una propria proposta per la gestione congiunta di Hormuz assieme all'Iran, che include l'imposizione di tariffe di servizio alle navi in transito. I piani rappresenterebbero un cambiamento rispetto alla situazione prebellica dello Stretto, quando le imbarcazioni transitavano liberamente.

Altro obiettivo della guerra israelo-americana e nodo delle attuali trattative è frenare il programma nucleare di Teheran. In base all'intesa di cessate il fuoco di giugno, i due Paesi avrebbero dovuto negoziare un accordo più completo entro 60 giorni. Ad ora si trovano in una situazione di stallo, né di guerra totale né di pace.

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