Reparti in armi, droni, la veterana Briciola, ma anche sindaci, cappellani militari, crocerossine, la protezione civile sono sfilati a Roma. Alla parata del 2 giugno ha marciato compatto l'orgoglio militare e civile d'Italia per gli 80 anni dalla nascita della Repubblica.
Alle 9.20 le Frecce Tricolori irrompono a bassa quota sull'Altare della Patria quando i trombettieri dell'Esercito, in alta uniforme, chiudono l'ultima nota del silenzio per i caduti. Il capo dello Stato, Sergio Mattarella, è di fronte alla corona d'alloro per il Milite ignoto. Poco dopo a bordo della leggendaria Lancia Flaminia decapottabile, scortato dai corazzieri a cavallo, raggiunge i Fori imperiali. L'inno di Mameli cantato da Andrea Bocelli è il preludio alla giornata di festa nazionale con parte del governo schierato sulla tribuna d'onore a cominciare dal Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni accolta dagli applausi del pubblico. I primi a sfilare sono 280 sindaci con la fascia tricolore, ma i reparti in armi fanno la parte del leone con 5.500 uomini e donne, molte con le medaglie appuntate sulla divisa.
Il messaggio del ministro della difesa, Guido Crosetto, non lascia dubbi: "Viviamo una fase storica segnata da profonde trasformazioni geopolitiche, da conflitti, minacce ibride e nuove sfide che rendono evidente quanto la sicurezza non possa mai essere considerata un bene acquisito".
I lagunari con il motto "come lo scoglio infrango, come l'onda travolgo" sul fazzoletto rosso al collo, i leoni della brigata San Marco, i paracadutisti con il basco amaranto al grido "Folgore" sfilano orgogliosi per la Patria. Assieme alle penne nere, gli alpini della Julia con 33 passi la minuto e la gloriosa brigata Sassari, che marcia con l'inno in dialetto sardo, "Dimonios".
Gli uomini delle forze speciali sono tutti con il volto coperto, per non svelare l'identità, dai "Ranger" alpini paracadutisti, agli incursori di Marina del Comsubin, al 9° Col Moschin oltre ai carabinieri del Gis e gli specialisti del 17° Stormo dell'Aeronautica. I reparti hanno reso gli onori alle massime cariche dello Stato con 66 bandiere di guerra, ma sono sfilati anche 22 gonfaloni di Regioni e Province autonome oltre a 48 labari e medaglieri delle associazioni combattentistiche. Sui Fori imperiali non potevano mancare le nuove tecnologie delle guerre di oggi. I droni, rigorosamente disarmati per sorveglianza dal cielo, come il Radon X a decollo verticale, lo Xenon e il Rapier X-25, che viene lanciato con una catapulta. Skynex, con torretta da Guerre stellari, è una batteria a tiro rapido che crea un muro di fuoco per fermare gli sciami di droni. E alla parata è tornato Cesare, il cane robot capace di aprire la strada ai reparti d'assalto e ad infilarsi nei tunnel. Più famosa e al suo ultimo 2 giugno per limite di età (13 anni), Briciola, la mascotte del 4° reggimento carabinieri a cavallo.
La Marina ha esibito non solo lo scafandro del 1948 e uno modernissimo di oggi, ma pure Hugin, mini sottomarino teleguidato che può immergersi fino a 3mila metri. I cacciamine che bonificheranno Hormuz imbarcano sistemi simili.
Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha inviato un messaggio significativo: "L'Italia è un partner e un amico solido. Gli Stati Uniti plaudono all'aumento degli investimenti italiani nella spesa per la difesa e apprezzano l'impegno del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per la sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz e il sostegno alla sicurezza e alla stabilità in Medio Oriente".
Alla parata del 2 giugno sfilano anche i corpi non in armi come la Protezione civile, i volontari della Croce rossa, l'Unità di crisi della Farnesina, i Vigili del fuoco. E per la prima volta si sono messi in marcia i cappellani militari.
Esordio pure per la Polizia penitenziaria. La parata si è chiusa, come da tradizione, con la fanfara del primo reggimento bersaglieri, a passo di corsa, accolta dall'applauso ritmato di autorità e pubblico per l'orgoglio militare e civile d'Italia.