Di Battista trova seguaci Quante farneticazioni per giustificare il boia

Da Bono a Sibili, altri esponenti a Cinque Stelle in soccorso al vicepresidente della commissione Esteri

Di Battista trova seguaci Quante farneticazioni per giustificare il boia

P iccoli Di Battista crescono. Compagni di partito e ideologi di complemento si stanno mobilitando a difesa del parlamentare grillino che ha teorizzato il ricorso alla violenza terrorista in Iraq come «unica arma per i ribelli». È un fronte composito, che unisce i Cinque stelle con battitori liberi come Marco Pannella e Massimo Fini fino alla sinistra dura e pura di Sel, del vignettista preferito da Michele Santoro, Vauro Senesi, e dei 99 Posse, i musicanti rap che spopolano nei centri sociali.

Errori di comunicazione? Imprudenze? L'allargarsi della linea del fuoco parolaio esclude queste ipotesi. I seguaci di Beppe Grillo si qualificano sempre più come i nuovi portavoce degli anti-americani storici come delle schiere crescenti di quanti vedono complotti a ogni angolo. I fatti non sono avvenimenti ma apparenze, cortine (non più di ferro) che nascondono le loro verità dadaiste. Neppure tragedie davanti alle quali bisognerebbe parlare soltanto per urlare rabbia e sdegno, come l'orrenda decapitazione del reporter americano James Foley, frenano i pessimi allievi dei cattivi maestri. Dopo il «Dibba» giustificazionista, la mezza giornata di celebrità è toccata al consigliere regionale piemontese Davide Bono, che i grillini hanno candidato due volte come governatore. Con un tweet Bono si è chiesto se non sia una coincidenza la diffusione del video dell'esecuzione. Concomitanza con cosa? Sembra evidente: con la visita lampo di Matteo Renzi in Irak. Sommerso da un oceano di sbeffeggi, Bono ha corretto il tiro con una lenzuolata su Facebook, il social network delle retromarce mentre per sparare accuse a freddo bastano 140 caratteri. Sempre su Facebook, i 99 Posse hanno fatto sapere di aver trovato «spunti interessanti» nell'articolo di Di Battista.

Carlo Sibilia, il creativo deputato grillino che vede un complotto del Bilderberg anche nello sbarco sulla luna, ha detto: «Fossimo stati al governo noi, non si sarebbe arrivati a questo punto». Per lui il lungo ragionamento di Di Battista è stato oggetto di «una interpretazione forse un po' forzata». Il suo collega Paolo Bernini ha scritto sui social network con sprezzo più dell'italiano che dei boia islamici: «Il discorso terrorismo va affrontato a 360 gradi sia dalla parte orientale che occidentale. Isis in Irak ha portato terrore, ma gli Usa cosa hanno portato? Democrazia?». L'altro giorno il «Dibba», che è pure vicepresidente della commissione Esteri della Camera, era stato spalleggiato da Marco Pannella: anch'egli, al tempo del rapimento di Aldo Moro, voleva dialogare con le Brigate rosse. Insomma, l'apertura di Di Battista alle pseudo-ragioni dei combattenti islamici avrebbe «una sua logica». Che viene approfondita sul Fatto quotidiano da Massimo Fini: per lui sono stati gli americani a creare dei mostri sanguinari con le montagne di bombe sganciate sull'Iraq. E poi, il «guerrigliero che si implica personalmente» (bel modo di definire i tagliagole islamici) è sempre meglio dei giocattoloni in mimetica a stelle e strisce che pilotano i droni come fossero alla playstation.

Eroi dell'arrampicata sugli specchi, gli ideologi grillini cercano di fornire qualche argomento alle gaffe dei loro politici. Lo storico Aldo Giannuli ha scritto sul blog di Grillo che Di Battista non ha giustificato il terrorismo, ma ha cercato di comprenderlo, perché «certe reazioni sono il risultato di una logica di guerra come quella condotta dagli Usa». Sempre sul dente dell'anti-americanismo batte la lingua dei cinque stelle che trova una sponda nella sinistra estrema.

È un paradosso: chi si è presentato al voto come campione del pragmatismo anti-ideologico oggi cavalca gli ultimi residui del marxismo, gli scarti ideologici di chi addossa ogni colpa alle multinazionali del petrolio. Mai una responsabilità personale per chi perpetra i nuovi genocidi. Sel al Senato ha votato contro l'invio di armi ai peshmerga curdi che combattono il sanguinario califfato. E Vauro Senesi ha abbandonato la vena satirica quando ha detto che nelle parole di Alessandro Di Battista «non trovo alcuna giustificazione alle atrocità del terrorismo» ma «semplice buon senso» perché «chi ha scagliato anatemi su di lui non si è mai vergognato e non si vergogna delle tante Abu Ghraib, Guantanamo, delle bombe al fosforo e dei missili intelligenti, anzi trova per tutto ciò addirittura motivazioni umanitarie».

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