La Bce salva l'euro in corner. Le Borse, per ora, ringraziano

Lagarde annuncia un piano straordinario di acquisto titoli da 750 miliardi. Lo spread si contrae a 200 punti

Vietato abbassare la guardia. Anche ora che Madame Christine Lagarde, come cadendo dal letto, si è finalmente accorta che «tempi straordinari richiedono azioni straordinarie». Strano: giusto una settimana fa diceva esattamente il contrario, mentre adesso siamo protetti da uno scudo anti-virus, chiamato «Pandemic Emergency Purchase Programme», che tanto somiglia al «whatever it takes» di Mario Draghi fin dalla frase-chiave pronunciata dalla presidente della Bce: «Non ci siano limiti all'impegno per l'euro».

Per ora, ci sono altri 750 miliardi di euro da spendere, da qui e fino alla fine dell'anno, in acquisti di titoli pubblici (perfino i finora ripudiati bond greci), obbligazioni societarie e commercial paper (cioè cambiali) delle società non finanziarie. In tutto fanno 1.000 miliardi, se si comprendono anche i 20 miliardi mensili dell'attuale quantitative easing e i 120 messi a disposizione il 12 marzo. E, guarda caso, il nuovo bazooka non solo ha permesso ieri a Piazza Affari di recuperare il 2,29%, ma ha soprattutto incenerito il differenziale fra il Btp e il Bund a 200 punti, contro il picco di 330 toccato mercoledì, e sfiammato all'1,78% (da oltre il 3%) i rendimenti dei nostri decennali. Anche perché l'impianto del nuovo Qe, pur conservando la regola della capital key che impone acquisti rapportati al peso di ciascun Paese nel capitale della Bce, permette di calibrarli in base alle esigenze del momento. In pratica, se la forbice Btp-Bund dovesse allargarsi oltre misura, l'Eurotower può intervenire per spegnere l'incendio comprando titoli del debito pubblico italiano anche se ha oltrepassato la soglia mensile consentita, che è di circa 80 miliardi. Un vero e proprio deterrente contro la speculazione.

Capire come la Bce sia arrivata a un'inversione di 180° rispetto all'immobilismo di sette giorni è fondamentale. E per farlo bisogna concentrarsi non solo sull'allarme scattato sui Btp, ma anche sul surriscaldamento dello spread dell'Oat francese, del Bono spagnolo e perfino del decennale olandese. Come se i mercati, di fronte a proiezioni che stimano una picchiata del Pil italiano 2020 fino al 10% e di quello di Eurolandia del 5%, avessero iniziato a ritenere possibile un breakup, cioè lo sgretolamento dell'euro. A quel punto, perfino la Lagarde non poteva restare a braccia conserte.

Ora che sono caduti gli steccati sul «whatever it takes 2.0», restano però le barricate di chi all'interno - e all'esterno - della Bce guarda con terrore alla possibilità di un aumento senza limiti dell'indebitamento italiano, malgrado l'80% degli acquisti da Qe rimanga di competenza delle singole banche centrali nazionali. Posizione riassunta per tutti ieri dall'eurodeputato tedesco Markus Ferber: «Si consiglia alla Bce di mostrare moderazione e a stare molto attenta a non varcare la linea, passando al finanziamento monetario degli Stati». Quindi, meglio tenere la guardia alta.

Se la Bce sarà lasciata sola sul campo di battaglia, il rischio è che le misure di contrasto si rivelino inefficaci, come è già successo alla Federal Reserve. Insomma, manca ancora all'appello una risposta forte dell'Ue. Antonio Tajani, vicepresidente di Fi e presidente della Commissione Affari istituzionali del Parlamento Ue, propone una svolta epocale con l'utilizzo di «tutti i soldi» disponibili, anche quelli del Meccanismo europeo di stabilità, «senza vincoli, senza richiesta» da parte degli Stati e «senza Troika». Chissà se a Bruxelles ci sentono, o se hanno ancora il prurito da commissariamento.

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