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Beatrice morta, indagato anche il compagno della mamma

Contestato l'omicidio preterintenzionale. I dubbi sul racconto della caduta dalle scale

Beatrice morta, indagato anche il compagno della mamma
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Iscritto sul registro degli indagati per omicidio preterintenzionale un uomo di 42 anni. È il compagno di Manuela Aiello, 43 anni, la madre di Beatrice, la bimba di due anni morta martedì a Bordighera in circostanze tutte da chiarire. È davvero caduta dalle scale, la piccola, come giura la madre davanti al gip oppure i lividi e le lesioni riscontrate dal medico legale racconterebbero altro?

La Procura di Imperia ha messo sotto sequestro l'abitazione dell'uomo. La Aiello sostiene che, assieme alle tre figlie di dieci, nove e due anni, ha trascorso il sabato sera a casa dell'amico, nell'entroterra di Vallecrosia. Persona che conosce da quando ha 15 anni e che ha ripreso a frequentare da un paio di mesi. La domenica mattina Manuela si assenta per tre ore e mezza, dalle 8,30 alle 12, per fare la spesa e sbrigare alcune faccende a Bordighera. Le figlie sarebbe rimaste in casa con l'uomo. Ma a quel punto Beatrice sta già male. La caduta, presunta, sarebbe avvenuta tre giorni prima, giovedì. Ma la donna non si sarebbe preoccupata troppo. "Non l'ho portata al pronto soccorso perché Bea era molto vivace, solita a questo tipo di cadute" mette a verbale durante l'udienza di convalida del 12 febbraio. Il racconto della donna prosegue spiegando che la piccola mostrava problemi respiratori. "Usciva muco dal naso, ho pensato a un raffreddore". Al gip assicura di averle somministrato l'aerosol almeno per tre volte. La mattina di lunedì, sul presto, riparte per tornare a casa, a Monte Nero, alle spalle di Bordighera. Mette Beatrice nel lettino e prepara le altre due figlie per portarle a scuola. La piccola sarebbe dovuta andare dai nonni. Ma quando la prende in braccio si rende conto che è paonazza, che il suo colorito è cambiato. E allerta i soccorsi. Dalla centrale operativa del 118 le indicano, per telefono, alcune manovre da eseguire, un massaggio cardiaco, per rianimarla. Ma la donna non le esegue. Il gip Massimiliano Botti, non convalidando il fermo per la trascorsa flagranza e perché sono state effettuate delle indagini (interrogatori e una prima ispezione cadaverica) non compatibili con l'arresto, firma però un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, nel penitenziario genovese di Pontedecimo, per i gravi reati ipotizzati e per il pericolo di inquinamento delle prove. Nel frattempo a una dei due difensori, gli avvocati Laura Corbetta e Bruno Di Giovanni, sono giunte minacce tutt'altro che velate. "Laura Corbetta, rimetti l'assegnazione di assistere l'assassina Manuela Aiello o te ne pentirai amaramente" posta un anonimo sui social. "C'è ancora pregiudizio sulle avvocatesse che difendono donne e madri, soprattutto se anche l'avvocato è madre" spiega la Corbetta. La Aiello urla la sua innocenza: "Mi farò quarant'anni, ma la verità deve emergere". "Ha ribadito di non aver mai messo le mani addosso alle bambine, che sono le ragioni della sua vita" spiega l'avvocato Di Giovanni. "Potrebbe esserci - aggiunge - un abbandono di incapace seguito da morte che però pretende che non vi siano lesioni o percosse oppure un atteggiamento colposo di negligenza nell'assistenza alle figlie".

L'esame autoptico verrà eseguito lunedì a Sanremo. Da chiarire se le ferite da oggetto contundente siano state prodotte da percosse oppure, come sostiene la donna, perché durante la caduta Bea è finita contro gli spigoli delle scale e le borse della spesa.

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