Bestemmie, parolacce e insulti: quel bel tacer che non fu mai scritto per #ChefRubio

Chef Rubio, tanto pacifista e democratico, idolatrato da una certa sinistra, che non manca occasione per insultare chi la pensa diversamente

Bestemmie, parolacce e insulti: quel bel tacer che non fu mai scritto per #ChefRubio

Un bel tacer non fu mai scritto. Ditelo a Chef Rubio, tanto pacifista e democratico che sui social non perde occasione per spararne una più grossa dell'altra. Che poi uno magari ci potrebbe anche provare a fare un ragionamento, a capire il suo punto di vista, eh. Per carità, in Italia (anche se lui e quelli come lui se ne sono dimenticati) la nostra Costituzione tutela la libertà di pensiero e di parola.

Poi però accade che Chef Rubio, dopo aver giustificato la brutale aggressione a Vittorio Brumotti nella borgata del Quarticciolo a Roma, in risposta a un tweet di Matteo Salvini in cui esprimeva solidarietà ha sbroccato malissimo contro il leader della Lega. Sempre per il famoso principio di libertà di pensiero e di parola, avere punti di vista diversi in merito a un argomento non è solo lecito, è poprio sacrosanto. Ma per Chef Rubio no.

E così ecco che per lui è il "culo" di Matteo Salvini a meritare solidarietà, perché "bersaglio delle verghe sioniste". Aperta parentesi, il sionismo è uno dei grandi protagonisti dei tweet di Chef Rubio, si potrebbe fare il gioco degli shottini scorrendo la timeline dell'ex Unto e bisunto, buttandone giù uno ogni qualvolta l'ex conduttore scrive questa parola. Difficilmente si passa la mezz'ora ancora da sobri. Qualcuno dice qualcosa che non incrocia il pensiero di Chef Rubio? È sionista! Ovviamente da lui utilizzato come il peggiore degli insulti, sia chiaro.

E poi ancora bestemmie nei suoi post, accuse di ignoranza a chi non la pensa come lui, per arrivare a un delicatissimo "taci cane", rivolto a un utente che ingenuamente cercava di intavolare una discussione civile. Una sfilza di insulti, che spesso coinvolgono anche le famiglie (preferibilmente le madri) di chi osa ripondere. Non un dialogo, non una conversazione nel suo profilo, ma solo valanghe di improperi. E a chi gli fa notare che per il suo modo di mostrarsi è stato allontanato dalla tv, lui replica: "Nessuno mi ha cacciato, sono io che ho smesso di lavorare per un sistema pregno di sionisti che volevano i soldi degli ascolti ma non il mio pensiero".

Sarebbe (forse) interessante vedere almeno una volta la persona dietro il personaggio di Chef Rubio, perché questa maschera costruita per acchiappare i consensi di una certa parte di web alla lunga fa noia. Ma la colpa non è mica sua, ma di quelli che dal di sotto delle bandiere arcobaleno che svettano nei loro profili, dietro la facciata dell'amore universale senza barriere, hanno innalzato a loro simbolo uno che "sei un infame, troppe poche te ne hanno date". Ma l'Italia ha davvero bisogno di simboli come questo? "Aaannamo bene, proprio bene!", direbbe Sora Lella.

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