La salute mentale dei presidenti torna prepotentemente alla ribalta in America. Il dipartimento di Giustizia Usa potrebbe rilasciare a breve registrazioni audio potenzialmente imbarazzanti sull'ex inquilino della Casa Bianca Joe Biden del 2016 e 2017, nelle quali già mostrava incertezze nel linguaggio e nella memoria. I legali dell'ex presidente hanno cercato di bloccare la diffusione di registrazioni e trascrizioni di interviste che sono poi state acquisite dal procuratore speciale che ha indagato sulla sua gestione di documenti classificati.
Le decisioni giudiziarie previste per venerdì e per il mese prossimo sono destinate a riaccendere il dibattito sulla lucidità mentale di Biden durante la sua presidenza, e persino negli anni precedenti. L'organizzazione conservatrice Heritage Foundation ha già ottenuto un parere favorevole da parte di un giudice riguardo alla divulgazione in cui si afferma che gli interessi dell'ex comandante in capo relativi alla privacy, seppur reali, sono superati dall'interesse pubblico verso tale materiale e dall'obbligo del governo, sancito dal Freedom of Information Act, di promuovere la trasparenza. Tuttavia, il gruppo non ha ancora ricevuto il materiale grazie al ricorso presentato dagli avvocati, e il giudice ha sospeso la diffusione dei nastri per tre settimane per consentire alla Corte d'Appello di Washington di pronunciarsi in merito. Al centro ci sono circa due ore di colloqui tra Biden e il suo ghost writer Mark Zwonitzer per il libro di memorie sulla morte del figlio Beau: il dipartimento di Giustizia ha acquisito il materiale durante l'indagine condotta nel 2023 dal procuratore speciale Robert Hur sulla gestione dei documenti classificati da parte di Biden. Nel suo rapporto finale, Hur ha deciso di non procedere con incriminazioni, ma osservò che Biden parlava con Zwonitzer in modo "penosamente lento", faticava a ricordare i fatti o addirittura a leggere i propri appunti.
Ma neppure il successore di Biden è immune da gossip sanitarie. Donald Trump, il presidente più anziano mai insediatosi alla Casa Bianca, si è recato tre volte in meno di 13 mesi per visite programmate all'ospedale militare Walter Reed National, suscitando interrogativi sulla sua salute, anche se lui su Truth sostiene che "è risultato tutto perfetto". Ma i comportamenti sempre più imprevedibili e le parole estreme del tycoon riaccendono il dibattito. Perfino membri della destra ex alleati del presidente manifestano dubbi. A partire dall'ex deputata della Georgia ed ex fedelissima di Trump Marjorie Taylor Greene, la quale si è detta favorevole al ricorso al 25° emendamento per rimuoverlo dall'incarico.
Mentre Alex Jones, teorico della cospirazione e fondatore di Infowars, ha affermato che The Donald "vaneggia e dà l'impressione che il suo cervello non funzioni proprio al meglio". Intanto, il tycoon è pure alle prese con l'ennesimo calo nei consensi: secondo l'American Research Group, il suo gradimento è sceso al 30 per cento, con un 66 degli americani che non approva il suo operato.