Leggi il settimanale

Buchi nell'inchiesta ritardi e omissioni: 4 mesi di vergogna per il rogo di Crans

I rimborsi chiesti all'Italia rappresentano l'ultimo choc. Ecco tutto il caos svizzero

Buchi nell'inchiesta ritardi e omissioni: 4 mesi di vergogna per il rogo di Crans
00:00 00:00

Servirà una soluzione diplomatica per uscire dal braccio di ferro con la Svizzera sulle spese per i feriti nel rogo di Crans Montana. Ieri l'ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado ha ribadito che "non pagheremo né ora, né mai queste fatture, qualora arrivassero al ministero della Salute l'Italia le rimanderà indietro". L'indignazione resta altissima nel governo e l'unica via resta la strada di un'intesa che al momento non si vede, visto che la mutua svizzera pagherà l'ospedale di Sion, quello che ha inviato alle famiglie di 4 giovani le fatture per importi fino a 70mila franchi, e poi si rivolgerà al ministero della Salute italiano chiedendo il rimborso. "Ricordiamo che noi abbiamo aiutato il Canton Vallese mandando un elicottero della Protezione civile per dare soccorso, trasportando e ricoverando per mesi pazienti svizzeri al Niguarda e non abbiamo chiesto nulla. Pretendiamo reciprocità e non c'è nulla da negoziare", ha aggiunto il diplomatico.

Il punto centrale indicato da Corrado è la "responsabilità morale" che l'Italia imputa alla Svizzera nella tragedia del Constellation. Quei mancati controlli da parte del comune di Crans, che vedono inquisito il sindaco e altri funzionari. Non è certo la questione fatture la prima crepa nelle relazioni tra la Confederazione e Roma dopo la strage che ha fatto 41 vittime. L'ambasciatore era stato già richiamato dalla Farnesina dopo lo sconcerto per le prime fasi dell'inchiesta ed è stato fatto ritornare in Svizzera solo per monitorare che la promessa di una cooperazione con i pm italiani non restasse tale. Una mossa che era stata necessaria, secondo Palazzo Chigi e il ministro degli Esteri Tajani, visto il modo di procedere della Procura di Sion, all'indomani della tragedia.

Troppo per i genitori delle vittime, per i sopravvissuti, vedere la tardiva iscrizione sul registro degli indagati dei gestori del locale, i coniugi Moretti, i mancati sequestri dei telefonini, le mancate perquisizioni nella loro abitazione. Per non parlare del Comune di Crans Montana, il cui sindaco, una settimana dopo la tragedia aveva dovuto ammettere che le ispezioni previste per legge ogni anno, non erano state fatte al Constellation dal 2019 in poi. I primi funzionari comunali, responsabili della sicurezza del passato e attuali, sono stati iscritti sul registro degli indagati solo dopo due mesi, e i telefonini sono stati sequestrati solo al momento dei primi interrogatori. Così come quello del sindaco, acquisito quando è stato sentito la prima volta due settimane fa.

Un modo di procedere inconcepibile per il sistema giudiziario italiano, tanto che più volte gli avvocati delle parti civili avevano avvertito del rischio di inquinamento probatorio. La cooperazione giudiziaria con la Svizzera si è concretizzata in un paio di incontri tra i pm romani, che indagano per incendio e omicidio colposi i coniugi Moretti, e quelli di Sion, che hanno messo a disposizione gli atti dell'inchiesta svizzera.

Ma ad amareggiare le famiglie dei ragazzi coinvolti è stata anche la decisione dei magistrati elvetici di accogliere l'istanza degli avvocati di Jacques Moretti, che presentando un certificato medico che attesterebbe un suo stato depressivo, avevano chiesto e ottenuto di rinviare l'interrogatorio. Nel giorno in cui avrebbe dovuto tenersi, Moretti è stato ripreso dai cronisti mentre lavorava sul tetto di uno dei suoi locali chiusi, Le Vieux Chalet, a pochi passi da casa sua.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica