Ma cosa devono fare i pugliesi per curarsi? Tra ospedali fantasma, Asl mal gestite, visite fissate dopo un anno, ora rischiano anche di dover pagare più tasse. Dopo l'inchiesta del Giornale sembra sia stato aperto un vaso di Pandora che rileva inefficienze, appalti irregolari e nomine di dirigenti che non sempre trovano riscontro nei loro curriculum. Perché ora potrebbero arrivare più tasse? Proprio perché i conti della sanità non tornano. Quella stessa sanità che in Puglia sembra inaccessibile.
Il primo degli incontri al Ministero della Salute di Roma per valutare il peso del debito sanitario ha accertato un buco che sfiora i 370 milioni di euro. Frutto di una gestione scellerata di vent'anni di sinistra, da Nichi Vendola a Michele Emiliano. Gli imbarazzi per il nuovo governatore Decaro non sono pochi: dire ai cittadini (che già vanno fuori regione a farsi curare) che ora devono pagare un Irpef maggiore è una mossa politica che più impopolare non si può. Ma è la stessa via che sta valutando di intraprendere l'Emilia Romagna, altra regione con i conti in rosso per oltre 600 milioni. In Puglia a innalzare la spesa 2025 - per gli uffici regionali - avrebbe pesato l'aumento dei costi relativi alla sanità, stimato dello stesso Ministero nei termini di un più 4% compensato solo parzialmente dallo stanziamento statale per la Puglia aumentato solo dell'1%. "Siamo di fronte ad anni di sprechi - denuncia Paolo Pagliaro, capogruppo regionale di Fratelli d'Italia - di denaro pubblico. Ora è impensabile andare a pescare nelle tasche dei cittadini".
Ma il diktat che i ministeri hanno consegnato alla Regione è riassunto nella richiesta di presentare un nuovo Piano operativo triennale che dovrà contenere misure in grado di apportare correzioni strutturali attraverso "un'adeguata programmazione regionale". Significa che dovranno essere disposte chiusure o accorpamenti di reparti o interi ospedali, misure di razionalizzazione della spesa farmaceutica, interventi sui costi per le strutture private e per i servizi no-core (ovvero le Sanità service).
Un piano che potrebbe essere "lacrime e sangue" e che non risulta più rimandabile, dopo che per due anni (2024 e 2025) i ministeri avevano fatto analoghe richieste in sede di esame dei Piani (da ultimo a novembre): ma la giunta Emiliano aveva deciso di non procedere evidentemente valutando impopolare una simile iniziativa sotto elezioni.