La bugia di Gentiloni per nascondere il riscatto

Il capo della Farnesina evasivo sul pagamento per la liberazione di Greta e Vanessa. Poi si lascia sfuggire: "La priorità è salvare le vite..."

La bugia di Gentiloni per nascondere il riscatto

Roma - Più che diplomatico, acrobatico. Più che chiaro, ambiguo. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, in aula a Montecitorio per l'informativa urgente sulla liberazione delle due volontarie rapite in Siria, Vanessa Marzullo e Greta Ramelli, riesce a evitare una risposta non equivoca sul pagamento o meno di un riscatto per far tornare le ragazze sane e salve in Italia. Dopo le voci rimbalzate sulla rete già giovedì, e nei giorni degli attacchi jihadisti alla Francia, il tema è decisamente ineludibile. Ma il titolare della Farnesina ricama sui principi e non entra nel merito della questione. «Siamo contrari al pagamento di riscatti e partecipiamo al contrasto multilaterale del fenomeno dei sequestri di persona a scopo di riscatto», spiega Gentiloni, citando le altre nazioni che nell'ultimo anno sono riuscite a «liberare» propri cittadini sequestrati, ossia Francia, Spagna, Danimarca e Stati Uniti, pure loro «contrarie» al pagamento di riscatti. E aggiunge che «nei confronti di italiani presi in ostaggio la nostra priorità e indirizzata alla tutela della vita e dell'integrità fisica dei nostri connazionali». Poi in serata a Otto e mezzo su La7 ammette: «Hanno commesso un imprudenza ad andare in Siria, ma chi dice “se la sono cercati” è indegno». Ma contrari o meno, abbiamo pagato o no per tutelare l'integrità delle ragazze? Gentiloni non lo dice, si limita a dirsi «sorpreso» per le «indiscrezioni prive di reale fondamento» sul pagamento del riscatto, e per le «illazioni» a cui qualcuno ha dato «credito senza alcuna verifica». Ma a «verificare» le voci, e a trasformare le «illazioni» in informazioni, non contribuisce certo il responsabile del ministero degli Esteri. Gentiloni si limita a ribadire che l'Italia, quanto ai sequestri, «si attiene a regole e a comportamenti condivisi sul piano internazionale», e conclude spiegando: «Abbiamo operato in continuità con la linea seguita nel tempo dai governi che si sono succeduti. Non è la linea di questo governo, è la linea dell'Italia». E poi, rispondendo a Lilli Gruber che gli chiedeva da 1 a 10 quale sia il livello di allarme anti-terrorismo in Italia, il ministro ha aggiunto: «Siamo attorno al 7». Parole nel segno dell'ambiguità che non hanno mancato di sollevare critiche. Anche se Fabio Rampelli ricorda che «riportare a casa vive Greta e Vanessa dovrebbe essere una gioia troppo grande per vederla offuscata dalla polemica». Per il capogruppo di Fdi alla Camera, infatti, «uno Stato deve usare tutti gli strumenti per poter salvare i propri cittadini», e semmai «sarebbe auspicabile una maggiore riservatezza sulle modalità utilizzate: i servizi segreti svolgono servizi, appunto, che devono restare segreti. Sono pagati per questo». Matteo Renzi fa il pompiere ed elargisce un commento stringato. «Tutto il Pd - spiega - si riconosce nelle parole di Gentiloni sulla liberazione di Greta e Vanessa, e ci fermiamo qui».

«Gentiloni elusivo su riscatto, non dice non pagato, vergognoso finanziare il terrorismo chiunque lo faccia», twitta invece il senatore azzurro Maurizio Gasparri. Molti, in Forza Italia, rimarcano l'ambiguità del titolare della Farnesina. «Gravemente reticente» per Osvaldo Napoli, autore di un «esercizio retorico» per la portavoce del partito, Mara Carfagna. Che aggiunge: «Sarebbe opportuno che chi è al governo segua il metodo Berlusconi, coinvolgendo le opposizioni in operazioni come questa».

Dopo le dichiarazioni polemiche di Salvini due giorni fa, la replica della Lega all'intervento in aula del ministro è durissima: «È una balla che si sia andati nel solco di quello che è avvenuto da parte del nostro Paese e degli altri Paesi», dice il deputato del Carroccio Gianluca Pini, annunciando «un esposto in Procura per capire chi ha pagato e sulla base di quale autorizzazione». Ma se il Pd fa scudo intorno a Gentiloni (e attacca la Lega), anche i Cinque Stelle non sembrano affatto soddisfatti dell'informativa «priva di informazioni» del ministro degli Esteri. La replica pentastellata arriva dalla deputata Maria Edera Spadoni, che rivolge a Gentiloni la domanda «che si fanno tutti sui social »: «Sono sconvolta dall'inutilità del suo essere qui oggi, lei non ci ha detto nulla: avete pagato o no?».

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