Andy Burnham ha vinto le elezioni politiche suppletive di Makerfield garantendosi il ritorno in parlamento dopo 10 anni lontano da Londra, durante i quali ha costruito la sua fama di "re del Nord" alla guida di Manchester. Se la vittoria di Burnham era alla vigilia considerata lo scenario più plausibile, di certo non lo era la sua entità. Con il 55% dei consensi Burnham ha ottenuto oltre il 20% in più di Reform UK di Farage, classificatosi al secondo posto. Anche sommando a Reform il 7% dei voti ottenuti da Restore Britain, la nemesi populista di Farage che in queste settimane sta vedendo crescere il suo appeal elettorale, l'ex sindaco di Manchester può dire di aver stravinto la sua scommessa e di poter presentarsi agli occhi del Paese come l'unico politico al momento in grado di contenere la crescita di Farage. "L'ultima chance di cambiare il partito labourista", così Burnham, nel suo discorso di ringraziamento, ha arringato i suoi sostenitori, aggiungendo di voler sanare le divisioni nel partito, di vedere un nuovo per percorso per il Paese.
Ora che è diventato di nuovo parlamentare Burnham può lanciare la sua sfida al primo ministro Starmer per la guida del partito e del governo. La netta affermazione del "re del Nord" ha dato forza alla sua candidatura e indebolito la già precaria situazione di Starmer. L'attuale primo ministro inglese ha però ribadito più e più volte di non voler farsi da parte e di voler difendere la propria leadership, posizione ribadita subito dopo l'affermazione di Burnham a Makerfield, quando ha invitato il neoeletto parlamentare a lavorare assieme per contrastare la popolarità di Reform UK.
La portata dell'affermazione di Burnham, tuttavia, rende questa eventualità molto improbabile: senza essere stato invitato, il "re del Nord" si trova a un passo dalla stanza del potere e ora vuole le chiavi. Burnham ha fatto già trapelare che vuole concedere a Starmer alcuni giorni per farsi da parte e definire un ordinato passaggio di consegne, evitando al Labour una fratricida guerra civile che, agli occhi del Paese, indebolirebbe politicamente qualsiasi vincitore e lo stesso partito, già a livelli infimi di consenso. La ministra dei trasporti Heidi Alexander si è già fatta avanti ieri chiedendo pubblicamente a Starmer di gettare la spugna, mentre tutti i maggiorenti del partito si stanno in queste ore muovendo per valutare l'effettiva forza dei due contendenti e cercare di evitare una lotta intestina esiziale per le future fortune del partito labourista.
Anche per Reform UK di Farage il risultato di Makerfield, dove ha guadagnato il 3% rispetto alle politiche del 2024, ha un sapore agrodolce: se da un lato può assistere gongolante agli spasmi labouristi, dall'altro questa è la terza elezione supplettiva di fila che il partito perde: se a livello nazionale continua a essere avanti nei sondaggi, tuttavia sembra crescere la forza del voto tattico degli anti-faragisti che votano di volta in volta l'avversario di Reform
più credibile. Questo trend e la minaccia da destra di Restore Britain sono al momento gli ostacoli più seri alla marcia di Farage verso Downing Street, più che un partito labourista sempre più attorcigliato su se stesso.