Quel business mondiale dei farmaci anticancro. I malati colpiti due volte

Sequestro per 4 milioni di euro. Il rischio del mercato nero. Disparità di cure tra le regioni

Traffico di farmaci ad altissimo rischio. L'operazione coordinata dalla Procura della Repubblica di Cremona e condotta dai Nas dei carabinieri che ha portato al sequestro di 824 confezioni di medicinali per un valore di quasi 4 milioni di euro, scoperchia un vaso di Pandora e svela un mercato illegale dove a rimetterci sono comunque e sempre i malati.

Come sottolinea Francesco De Lorenzo ex ministro della Sanità e attuale presidente Favo, la Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, il danno è duplice. Da un lato prima di tutto per i pazienti ai quali vengono sottratti farmaci essenziali alla sopravvivenza e dall'altro per i malati, inconsapevoli, ai quali questi farmaci, spesso ad elevata tossicità, verranno somministrati in strutture non adeguate e non rispettando i criteri di appropriatezza.

«Si tratta di terapie specifiche da somministrare esclusivamente attraverso strutture ospedaliere che rispettino tutti gli standard di sicurezza. Sono dunque anche difficili da ricollocare. - osserva De Lorenzo. - Se è stato scoperto un traffico evidentemente c'è una forte richiesta da parte del mercato estero dove probabilmente verranno impiegati in cliniche o strutture prive delle garanzie di sicurezza dei nostri ospedali».

I farmaci erano destinati in Europa e in Medio Oriente ma prevalentemente finivano in Nord Africa. I furti sono iniziati nel 2017 e grazie all'indagine «Dawaa» sono stati individuate le farmacie ospedaliere e le aziende sanitarie territoriali dalle quali sono stati sottratti i farmaci. Tra gli altri coinvolti dai furti gli ospedali San Giovanni Bosco ed Ascalesi di Napoli, San Timoteo di Termoli e le Aziende Sanitarie Provinciali, deputate da distribuire i medicinali alle strutture pubbliche su base territoriale, di Catanzaro, Caltagirone e Rutigliano. I reati ipotizzati sono associazione a delinquere, ricettazione, furto aggravato e commercio di farmaci guasti ed imperfetti. Sono 18 le misure cautelari: 14 di custodia cautelare e 4 restrittive.

Il furto dei farmaci aggrava una situazione già molto difficile come da anni denunciano le associazioni di volontariato che cercano di fare fronte alle mille difficoltà alle quali vanno incontro i malati oncologici. La Favo da anni si batte per ottenere parità di accesso alle terapie innovative in tutte le regioni italiane. «Le disparità di accesso ai farmaci oncologici innovativi purtroppo permangono - spiega De Lorenzo- Anche se nell'ultimo anno la situazione è migliorata ad esempio in Campania ed in Puglia». Fanalino di coda ancora una volta la Calabria. E De Lorenzo denuncia anche il fenomeno dell'accaparramento. Farmaci che in Italia hanno costi contenuti vengono comprati in grandi quantità e poi rivenduti all'estero nei paesi che hanno prezzi base più alti. A fronte dei farmaci chemioterapici messi a disposizione dalla sanità pubblica i malati devono comunque affrontare costi pesanti. La Favo aveva calcolato che la spesa out of pocket sostenuta dai malati di cancro ammonta a 5 miliardi di euro l'anno. Mentre il servizio sanitario nazionale spende per i malati oncologici circa 16 miliardi di euro.

Tra i costi a carico del malato le visite mediche (1,1 miliardi), i trasporti e i soggiorni sul luogo di cura (1,5 miliardi), i farmaci (808 milioni) e gli interventi di chirurgia ricostruttiva (425 milioni). Una realtà che riguarda i 3 milioni e 300.000 malati di cancro in Italia di cui 700 mila sono attualmente in trattamento. «I costi per evitare le complicazioni e quelli sociali sono ancora altissimi», conclude De Lorenzo.

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