Caccia a Cesare Battisti: un aereo militare italiano è già atterrato in Brasile

Agenti italiani a San Paolo per l'ex terrorista Scalzone da Parigi: solo un vecchio fuggiasco

Caccia a Cesare Battisti: un aereo militare italiano è già atterrato in Brasile

D opo il danno la beffa. Mentre Cesare Battisti continua ad essere latitante per la giustizia verde-oro e nessuno sa che fine abbia fatto, da sabato è cominciato un valzer tra Brasile e Italia che sembra ignorare il punto cruciale della questione ovvero che Battisti è scappato e che sfiora il paradosso se non fosse che in ballo c'è un caso che si trascina drammaticamente da anni e 4 vittime innocenti il cui sangue chiede giustizia.

Dopo che il presidente uscente Michel Temer si è affrettato a dare l'ok all'estradizione, solo quando però del terrorista si erano perse le tracce, è stata la volta del nostro Mattarella che ha inviato una lettera ufficiale in cui non mancano elogi e ringraziamenti. «Il gesto da Lei compiuto - scrive il presidente italiano- costituisce una testimonianza significativa dell'antica e solida amicizia tra il Brasile e l'Italia e testimonia la sensibilità in relazione ad una vicenda complessa e delicata». E se non bastasse l'Italia ha anche spedito a San Paolo un aereo con tre nostri agenti pronti a riportarsi a casa l'ormai ambito terrorista dei Pac, i Proletari armati per il Comunismo.

Peccato però che manchi la materia prima, ovvero lui, Cesare Battisti la cui fuga, si spera, inchiodi finalmente qualcuno nelle prossime ore alle sue responsabilità. Quantomeno per sapere come sia stato possibile che l'ex rapinatore di Cisterna di Latina sia evaporato sotto gli occhi di tutti nonostante persino il Giornale per primo avesse lanciato l'allarme alla fine dello scorso ottobre. E così suonano davvero fuori sincrono le parole dell'ex ministro della Giustizia di Lula, Tarso Genro che ha commentato l'ok all'estradizione dato da Temer come «un accordo fra due governi di estrema destra» e che «questa è una decisione politica». Per inciso ricordiamo che a negargliela fu proprio l'oggi carcerato Lula, a fine 2010. E intanto adesso è cominciato il toto-scommesse su dove sia fuggito il terrorista italiano.

Secondo un commissario di polizia brasiliano, un tempo in prima fila nella lotta alla mafia italiana radicata nel paese, che ci ha chiesto l'anonimato «Battisti probabilmente è in Bolivia aiutato nella sua fuga dai servizi francesi». Proprio da Parigi lo difende in queste ore Oreste Scalzone in piazza con i «gilets jaunes». «È un vecchio fuggiasco», ha detto l'ex leader di Potere operaio, anche lui con un passato da latitante in Francia e chi lo vuole «in Italia e si rammarica per la sua fuga è evidentemente un tossico-spacciatore dell'aggiunta di male a male». E poi c'è l'altra teoria, sostenuta dalla rete brasiliana che lo ha sempre protetto, ovvero che sia nascosto da qualche parte in Brasile in attesa di vincere il ricorso presentato dalla sua difesa venerdì sera. Magno de Carvalho, un sindacalista vicino al PT di Lula, a casa del quale Battisti ha vissuto per mesi all'inizio del suo soggiorno a Cananeia, ha dichiarato che la settimana scorsa gli avrebbe detto che sarebbe andato nei prossimi giorni a Rio per parlare con il suo editore.

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