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Campo largo silurato dagli elettori grillini. Nessuno crede più al patto giallorosso

A Reggio e Venezia voltafaccia dei 5S. Allerta Furfaro: "No alla somma di sigle"

Campo largo silurato dagli elettori grillini. Nessuno crede più al patto giallorosso
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I numeri non si possono confutare e fotografano un campo largo che si è già rotto ancor prima di arrivare alle elezioni politiche. La corda si è spezzata perché l'elettore medio del M5S - che non ha mai avuto una connotazione ideologica ben definita - ha bocciato la santa alleanza progressista. Sembrava che il patto giallorosso non dovesse più rompersi, anche in virtù dell'onda referendaria. E invece a Venezia metà degli elettori del M5S delle elezioni europee del 2024 ha votato il candidato del centrodestra Simone Venturino. E si è verificato lo stesso nello Stretto di Messina dove c'è stato un travaso di consensi da sinistra a destra che ha portato il centrodestra trionfare a Reggio Calabria con Francesco Cannizzaro. Un trend negativo che ha lasciato di sasso lo stato maggiore del Pd che ha investito diverse fiches sull'alleanza organica con i pentastellati e adesso si ritrova a dover fare i conti con la realtà.

Da qui è partito un alert con tanto di quesito: se l'elettore grillino non segue la coalizione che senso ha proseguire con questa strana alleanza?

Un alert che ha fatto riemergere tutte le perplessità che erano state accantonate fin qui perché si pensava di avere "istituzionalizzato" i sostenitori del M5S.

Il dibattito è iniziato nella chat ma in un amen è arrivato nei palazzi della politica italiana ed europea. Non a caso al Giornale manifesta tutta la sua insoddisfazione Pina Picierno, vicepresidente dell'Europarlamento e punto di riferimento della galassia riformista del Pd: "Più la coalizione si sbilancia a sinistra, più una parte dell'elettorato diventa mobile e imprevedibile, segno che le alleanze costruite solo sulla radicalizzazione identitaria non bastano a tenere insieme consenso e credibilità. Gli elettori non si spostano per disciplina di coalizione, ma dove vedono equilibrio, pragmatismo e capacità di governo". E vanno nella stessa direzione le parole di Stefano Bonaccini, presidente del Pd ed eurodeputato: "Se abbiamo una possibilità di vincere sarà determinata nel non sbagliare le cose da fare, prima di tutto non dividerci".

Insomma, l'alert ha raggiunto tutti i cellulari dei dirigenti del Nazareno diventando oggetto di dibattito anche nella cerchia strettissima di Elly Schlein. A confermarlo Marco Furfaro, parlamentare e colonna portante dell'attuale segreteria, che in un'intervista con il Manifesto si è lasciato scappare questo concetto: "Il campo largo non può essere solo una somma di sigle, serve un programma che viva in mezzo alle persone. L'unità è necessaria, ma se non diventa un sentimento popolare non basta".

Un sentimento popolare che sta facendo tentennare o comunque non scoprire le carte a Giuseppe Conte, leader del M5S, che deve fare i conti con un elettorato indisciplinato e non ideologico e con un gruppo dirigente che esprime perplessità sul futuro. Ed è la ragione per cui Conte prende tempo e nell'attesa vira l'agenda sui problemi reali del Paese.

A partire dalla sicurezza che in questi anni è sempre stata un totem programmatico del centrodestra. Non è un caso se proprio ieri l'avvocato del popolo è intervenuto sul 22 enne accoltellato alla stazione Certosa di Milano.

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