Il regime non è riuscito a silenziare la sua voce e ha deciso di punirne il corpo. Condannata a 74 frustate. Succede così nell'Iran in cui esibirsi in pubblico è un reato per le donne. La cantante Parastoo Ahmadi, 29 anni, è stata dichiarata colpevole da un tribunale della Repubblica islamica. Rea di essersi esibita davanti ai colleghi maschi, senza velo, in un concerto dove non c'erano spettatori, ma che è stato trasmesso in diretta sul canale YouTube dell'artista nel dicembre 2024. È il paradosso della teocrazia che, pur di non finire sotto nuove bombe, dialoga e tratta con il Grande Satana, gli Stati Uniti, ma tiene ancora sotto il pugno di ferro la sua stessa gente, illusa che la guerra potesse contribuire al cambio di regime. Nel mirino le donne, soprattutto. A ragazze e signore di qualunque età, dalla Rivoluzione islamica del 1979 che ha trascinato il Paese nella dittatura islamista, è vietato esibirsi da soliste in pubblico, oltre che registrare album da protagoniste o distribuire tracce audio con la propria voce.
L'esibizione di Parastoo risale a un anno e mezzo fa, quando la giovane canta al Caravanserraglio Dayr-e Gachin, nella provincia sacra di Qom, cuore dell'islam sciita. L'11 dicembre 2024 Parastoo si presenta senza velo, violando il "codice di modestia" che è uno dei punti cardine della repressione del regime. La sua diretta ha un grande seguito sui social media, ma le autorità non digeriscono il concerto, che arriva dopo la pubblicazione, nel giugno 2023, della canzone "The Air of Freedom", un tributo al movimento di protesta "Donna, Vita, Libertà" esploso in Iran per rivendicare diritti e democrazia in seguito all'uccisione della giovane Mahsa Amini per una ciocca di capelli fuori posto. A causa dell'esibizione, Parastoo viene convocata dal tribunale e i suoi beni confiscati. Per il concerto a Qom scatta invece l'arresto il 14 dicembre, ma l'artista viene rilasciata il giorno successivo, dopo l'indignazione esplosa per il suo fermo. Adesso la condanna, a lei e a 8 fra musicisti e membri della produzione, per non aver rispettato le "norme legali e religiose", aver cioè "prodotto e pubblicato contenuti volgari e contrari alla morale nello spazio virtuale". Parastoo non ha indossato l'hijab, ha cantato alla presenza di uomini e ha diffuso il suo concerto su Internet. Oltre alle 74 frustate, la cantante e i colleghi sono stati condannati a due anni di divieto di attività artistica e viaggi all'estero.
"Il regime ha massicciamente spostato l'apparato repressivo online", ci dice l'attivista italo-iraniana Pegah Moshir Pour, dopo che l'Iran ha segnato il record di 88 giorni consecutivi di stop a internet, ora parzialmente ripristinato.
"Lo spazio digitale, rifugio degli artisti per aggirare i divieti, viene trattato come un perimetro in cui identificare e punire i dissidenti. Mi appello a cantanti, musicisti, rapper, producer e creator italiani. Non restate in silenzio mentre una collega viene cancellata dal regime. La musica è un diritto umano".