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Politica

“Capro espiatorio”. La difesa dei Giovani Palestinesi per il “compagno” fermato

Il comunicato affidato ai social di una delle organizzazioni più attive dell’universo pro Pal

Youssef Siher
IPA90168251 - Milano, fermato il ricercatore Youssef Siher, presunto fondatore e gestore della pagina Instagram "Movimento 17 ottobre". in foto: Youssef Siher, fonte: facebook Immagine / frame distribuito da questa Agenzia esclusivamente per finalità editoriali. Il materiale può provenire da social media, emittenti televisive, uffici stampa o altre fonti terze pubblicamente accessibili. L’Agenzia non rivendica alcun diritto di proprietà, copyright o licenza sul materiale. Eventuali compensi richiesti riguardano esclusivamente i servizi dell’Agenzia. L’utilizzatore è responsabile della verifica e dell’ottenimento di eventuali diritti, autorizzazioni o consensi necessari all’uso del materiale.

Ci hanno messo giorni, ma alla fine si sono dovuti esporre. Dopo che Youssef Siher e Sagia sono finiti al centro della vicenda giudiziaria che ha acceso i riflettori sulle nuove mobilitazioni di piazza, anche i Giovani Palestinesi d’Italia hanno rotto il silenzio. E lo hanno fatto ma schierandosi apertamente al loro fianco. Il comunicato arriva dopo giorni di polemiche e conferma la vicinanza politica tra i protagonisti dell’inchiesta e una delle sigle più attive nelle mobilitazioni pro Hamas. “L’operazione di polizia e il vile linciaggio mediatico nei confronti di Youssef e Sagia hanno una sola finalità: quella di distogliere l’attenzione dall’aumento dei prezzi del carburante e del carovita e dalle naturali proteste che ne derivano”.

Secondo l’organizzazione, chiunque contesti le politiche del Governo sarebbe oggi esposto al rischio di diventare “il prossimo indagato, fermato, arrestato”. Poi il passaggio in cui vogliono dichiararsi estranei, quello che riguarda proprio la ricostruzione delle proteste. I Giovani Palestinesi respingono l’ipotesi di una regia organizzata, definendola una “montatura”. E rivendicano un rapporto diretto con i due protagonisti: “Abbiamo condiviso con Youssef e Sagia le piazze per la Palestina”. Nel mirino finisce anche la stampa. Il comunicato accusa i “presunti giornalisti” di costruire mostri da sbattere in prima pagina, attribuendo loro la volontà di criminalizzare cittadini descritti come “stranieri”, “musulmani” e “propal”. Ma bisogna sempre ricordarsi che siamo davanti a chi, il giorno del 7 ottobre, ha festeggiato scendendo in piazza per il pogrom commesso da Hamas contro Israele nel 2023.

Ma c’è di più, perché nel comunicato accusano il governo di voler trovare un “capro espiatorio” per “sfuggire a una crisi che lo sta mettendo in trappola”, che non sarebbe “passeggera” ma “strutturale” e che “crescerà finché continueranno le guerre che la alimentano, ovvero la guerra di Stati Uniti, Israele, ed Europa da una parte contro Iran e Yemen, conseguenza del genocidio in Palestina, e dall’altra, contro la Russia”. È pressoché un unicum questa esposizione in maniera così esplicita per la Russa da parte dei Giovani Palestinesi, un passaggio seppur veloce nel comunicato che però potrebbe aprire ad analisi molto interessanti sulla posizione dell’organizzazione in merito ai conflitti internazionali e non solo. Il tam tam di solidarietà per Siher da parte delle galassie dell’estrema sinistra che definiscono la cronaca del suo fermo come “dossieraggio stile fascista” e appartengono alla stessa area che sostiene la posizione russa fin dall’inizio dell’invasione ucraina da parte di Mosca, sia ora il comunicato dei Gpi, disegnano una mappa della geopolitica molto chiara. “Attaccare e reprimere il dissenso, intimidire chi si organizza dal basso”, attaccano dalla galassia antisionista, i cui argomenti sono quelli ben noti.

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