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Caso Almasri, la difesa della Bartolozzi: "Bisogna spostare il fascicolo a Perugia"

La richiesta finisce sulle scrivanie della Procura di Roma. E la Camera può sollevare il conflitto di attribuzione

Caso Almasri, la difesa della Bartolozzi: "Bisogna spostare il fascicolo a Perugia"
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È Perugia e non Roma il "giudice naturale" per la capo di gabinetto del ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi. Il caso è quello del generale libico Osama Almasri, arrestato a Torino nel gennaio 2025 su mandato della Corte penale internazionale dell'Aia, per crimini contro l'umanità e due giorni dopo rimpatriato con un volo di Stato italiano.

La difesa della Bartolozzi, impersonata da Giulia Bongiorno, ha presentato ora ai pm di piazzale Clodio un'istanza di trasmissione alla Procura perugina del procedimento che la vede indagata per false informazioni al pm. Una richiesta per competenza, in base all'articolo 11 del Codice di procedura penale, che riguarda appunto il giudice naturale.

La Bartolozzi è un magistrato fuori ruolo della Corte d'Appello di Roma, dove rientrerà alla fine dell'incarico al ministero e per le toghe della capitale il codice prevede che la competenza passi a Perugia. Alla richiesta della Bongiorno vengono allegati numerosi casi simili, gli ultimi proprio a Roma, e si invoca nulla di più della "correttezza giuridica".

Sarà ora il capo della Procura capitolina Francesco Lo Voi ad esaminare la questione per accogliere o meno la domanda.

Il caso Almasri ha suscitato grande rumore e polemiche politiche, soprattutto perché inizialmente era stato messo sotto accusa direttamente il governo. La premier Giorgia Meloni era stata coinvolta ma la sua posizione era stata archiviata, mentre la Camera aveva respinto la richiesta del Tribunale dei ministri di procedere nei confronti dei titolari della Giustizia, Carlo Nordio e dell'Interno, Matteo Piantedosi, oltre che del sottosegretario a Palazzo Chigi, Alfredo Mantovano. La Bartolozzi era così rimasta l'unica accusata e la maggioranza ha fatto quadrato attorno avanzando anche sospetti di motivazioni politiche dietro alla vicenda.

A fine febbraio le era stato notificato l'avviso di conclusione delle indagini, firmato da Lo Voi, il passaggio che precede la richiesta di rinvio a giudizio. L'iscrizione era avvenuta dopo l'invio degli atti da parte del Tribunale dei ministri, davanti al quale la capo di gabinetto era stata ascoltata e la sua versione dei fatti è stata ritenuta "inattendibile" e "mendace". Per la procura la Bartolozzi sarebbe stata informata fin dalle prime ore dell'arresto di Almasri, avrebbe chiesto la massima riservatezza nelle comunicazioni interne e avrebbe partecipato alle riunioni governative in cui fu deciso di non convalidare l'arresto del generale e di procedere al rimpatrio.

La vicenda s'inserisce in un clima di scontro tra politica e magistratura per il prossimo referendum sulla separazione delle carriere e sullo sfondo rimane la possibilità che la Camera sollevi, come aveva annunciato, un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato davanti alla Corte costituzionale, sostenendo che per procedere nei

confronti della capo di Gabinetto sarebbe necessaria un'autorizzazione parlamentare, come per i ministri.

In questo caso, i tempi si allungherebbero perché si sospenderebbe l'iter giudiziario fino al pronunciamento della Consulta.

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