"Chi decide la linea rossa?". Ora nel M5S è tutti contro tutti

Tra i 5 Stelle c'è chi non esclude di abbandonare la maggioranza: "Non bisogna tirare la corda contro di noi". Ma l'ala governista frena: "Uscire? Vanno consultati i parlamentari"

"Chi decide la linea rossa?". Ora nel M5S è tutti contro tutti

Il Movimento 5 Stelle continua a dare prova di forti spaccature anche di fronte alla sola ipotesi di una crisi di governo. Si è tornato a parlare di un possibile scossone nella maggioranza dopo l'elezione dell'azzurra Stefania Craxi come presidente della commissione Esteri al Senato, che ha provocato la furibonda reazione di Giuseppe Conte. Per alcuni grillini è stata l'occasione per chiedere di abbandonare l'esecutivo e trasferirsi all'opposizione, un'opzione che però ha finito per dividere ulteriormente il gruppo pentastellato.

La "linea rossa"

In tal senso si è espressa una voce autorevole: Michele Gubitosa, vicepresidente del M5S, ha detto a chiare lettere che "sono altri a volerci fuori" e in sostanza ha ribadito la linea del vittimismo portava avanti da qualche settimana dai 5 Stelle. Tra i parlamentari però inizia a serpeggiare una domanda ben precisa: c'è un limite da non oltrepassare? Su quale tema non sono ammessi sconti? "Certamente rispetto ai temi che sono nel dna del M5S come ambiente, transizione ecologica e pace. Su questi non bisogna tirare la corda", ha detto Gubitosa in un'intervista a La Repubblica.

Il riferimento è al decreto Aiuti, al cui interno è presenta una norma che - a detta dei grillini - spiana la strada alla realizzazione del termovalorizzatore a Roma come annunciato dal sindaco Roberto Gualtieri. Il che è motivo di forte agitazione e insofferenza nel M5S. Si teme infatti che possa essere posta la questione di fiducia sul dl: anche se Gubitosa è pronto a scommettere che non si arriverà alla fiducia, ha avvertito senza mezzi termini che se la mettessero "sarebbe l'oltrepassare la linea rossa".

Caos nelle chat M5S

Le dichiarazioni di Gubitosa hanno provocato il caos nelle chat del Movimento 5 Stelle, senza far mancare la presa di posizione da parte di chi sostiene la necessità di far sentire la propria voce e - se necessario - spingersi verso la linea durissima. Richieste che però hanno trovato il muro dei governisti, fedeli all'esecutivo guidato da Mario Draghi e dunque fautori della permanenza nell'attuale maggioranza.

"Ma scelte come questa, prima di essere veicolate alla stampa, non dovrebbero essere condivise e votate almeno con noi parlamentari?", è il contenuto di un messaggio riportato dall'Adnkronos. Ad esempio la parlamentare Azzurra Cancelleri si è detta "perplessa" dall'uscita di Gubitosa, considerato un fedelissimo di Conte. Più di qualcuno chiede di avviare una discussione interna e mettere ai voti la drastica decisione se davvero c'è la volontà di uscire dal governo.

Il polverone interno

Nel frattempo non si placa il polverone tra le fila del Movimento 5 Stelle. Nelle ultime ore sono arrivate bordate pesanti da parte di due importanti esponenti grillini: l'europarlamentare Dino Giarrusso si è definito "perplesso" dalla situazione che si sta creando e ha denunciato che da mesi cerca di parlare con Conte "ma non risponde ai messaggi, non risponde alle telefonate, non ha una segreteria"; l'ex ministro Vincenzo Spadafora ha sottolineato che fino ad ora la leadership di Conte "non sta funzionando" e che di fatto il nuovo corso "non è mai iniziato".

Anche in questo caso le reazioni sono state diverse. Riccardo Ricciardi, deputato e vicepresidente del M5S, ha parlato di due personalità differenti all'interno del Movimento: "Quelle che lavorano a testa bassa, pensando unicamente al bene del Movimento e ai cittadini e quelli che invece sono perennemente alla ricerca di visibilità e guardano al tornaconto personale". Invece il senatore Primo Di Nicola ha voluto esprimere solidarietà e sostegno a Giarrusso e Spadafora "per gli attacchi personali che stanno subendo".

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