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Chiusi 270mila locali. "I commercianti sono i nuovi poveri". Ed è allarme suicidi

Il tracollo economico rischia di portare alla disperazione migliaia di persone: "Buttati anni di sacrifici". La protesta sotto Palazzo Chigi: "Pronti a incatenarci"

Chiusi 270mila locali. "I commercianti sono i nuovi poveri". Ed è allarme suicidi

La situazione si fa sempre più grave. Sono i numeri a dirlo e quelli, di solito, non mentono. Il Comitato commercianti uniti, che conta oltre 5.000 iscritti in tutta Italia, lancia un allarme che fa raggelare il sangue nelle vene: «Solo nell'ultima settimana tre colleghi hanno tentato il suicidio». E la mente balza indietro a quel 24 agosto quando, seppur con un'emergenza sanitaria nemmeno lontanamente simile a quella che viviamo oggi, un giovane ristoratore fiorentino decise di impiccarsi nel retrobottega del suo locale lasciando moglie e due bambini piccoli «per l'incertezza nel futuro». Non osiamo pensare a cosa potrebbe accadere oggi, con un futuro davanti a noi molto più che incerto.

«Stamattina ho trovato mia moglie che si era già tagliata una vena. È caduta in depressione, non regge a non lavorare e vedere anni di sacrifici buttati al vento, la nostra attività che ha più di 30 anni è in ginocchio». «Stanotte mio marito ha abusato di farmaci perché ha paura di perdere la casa. Per lui la chiusura del negozio sarebbe come la morte. Abbiamo sempre pagato tutto e adesso siamo bollati come cattivi pagatori per colpe non nostre. Siamo disperati, non dormiamo la notte, una vita di sacrifici sta per finire». Sono solo due dei messaggi ricevuti dalla presidente del Comitato commercianti uniti, Monia Petreni, che possiede la sua attività a Sarzana: «Mi rivolgo a tutta la politica, senza colore, né appartenenza. Noi commercianti, settore abbigliamento, siamo la categoria più penalizzata. Chiusure di bar e ristoranti, cinema, teatri e cerimonie vietate, bloccano le nostre vendite. Diminuzioni di fatturato intorno all'80%, incassi pari a zero quasi ogni giorno. E non abbiamo diritto a ristori. Molti colleghi sono alla disperazione, allo stremo economico e familiare. C'è bisogno di aiuti anche per noi a prescindere dal colore che viene attribuito alle regioni. Non vogliamo elemosina, solo il diritto al poter lavorare. Chiediamo solo di poter sopravvivere».

Il Comitato sta organizzando una protesta sotto le finestre di Palazzo Chigi. Una delle tante. «Non ci muoveremo di lì finché il presidente del Consiglio non ci avrà ricevuto. È un diritto nostro farci sentire, è un dovere suo ascoltarci». Anche ieri scontri e tensione tra polizia e 300 manifestanti (tra loro gilet arancioni e ultrà) che si sono radunati davanti all'altare della patria a Roma per protestare contro le misure anti-Covid del governo. «Sono disposta anche ad incatenarmi per farmi ascoltare continua Petreni - Conte ha detto più volte che non lascerà nessuno da solo. Non è vero, noi siamo stati abbandonati».

Secondo Coldiretti salgono a 270mila i bar, i ristoranti, le pizzerie e gli agriturismi chiusi con le nuove regioni arancioni e rosse, per una perdita di fatturato mensile di almeno 5,3 miliardi. E crescono a 4 milioni i poveri costretti a chiedere il cibo alle mense. Gli ultimi dati del Fondo per indigenti (Fead) registra un aumento di oltre il 40% delle richieste di aiuto agli enti del volontariato.

«Fra i nuovi poveri nel Natale 2020 spiega la Coldiretti - ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere. Persone e famiglie che mai, prima d'ora, avevano avuto a che fare con la povertà».

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