Afghanistan in fiamme

"Ci ha snobbati": i militari contro Di Maio

Malcontento perché non ha ricevuto all'aeroporto i primi arrivati dall'Afghanistan

"Ci ha snobbati": i militari contro Di Maio

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio forse dovrebbe lasciar spazio a chi è in grado di gestire una crisi internazionale come quella afghana. Dopo la vergognosa figura dello scatto in compagnia di Michele Emiliano e Francesco Boccia al Togo Bay di Porto Cesareo nel Salento, in piena emergenza, il titolare della Farnesina continua ad accumulare scivoloni. Anche se per le vie ufficiali nessuno lo dice, c'è malcontento tra i militari per i ritardi operati nel dare il via libera all'esfiltrazione degli interpreti e dei collaboratori afghani. Una vicenda, si dice, in cui entrerebbe anche il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese, responsabile per la sicurezza pubblica nazionale. Alla base dei ritardi starebbero infatti i controlli antiterrorismo da effettuare su questi soggetti prima della partenza. Il contingente ha chiuso i battenti oltre due mesi fa, con l'ammainabandiera a Herat del ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Perché non portarli allora e fare i controlli in un momento successivo? Si sarebbero evitati problemi e il rischio più che concreto che qualcuno possa lasciarci la pelle. Anche perché la situazione intorno all'aeroporto di Kabul sta diventando realmente rischiosa. Molti interpreti e collaboratori sono fuori dal perimetro dello scalo con mogli e figli anche piccoli e rischiano di essere uccisi dai talebani che li cercano controllando se hanno addosso passaporti o telefoni con chat in inglese. Oltretutto, all'arrivo del primo volo dall'Afghanistan, con a bordo anche il personale diplomatico italiano, il ministro di Maio non si è presentato ad accogliere formalmente chi ha lavorato per anni in quella terra. Un atteggiamento che i militari criticano fortemente. Solo in seguito è rientrato a Roma dove ieri ha partecipato in video conferenza al G7 dei ministri degli Affari esteri sulla situazione in Afghanistan. Uomini e donne in divisa sono chiamati in questo momento a un sacrificio enorme. Persone che si trovano ancora in aeroporto a Kabul è che stanno cercando di gestire una miriade di problemi. Al Covi, Comando operativo di vertice interforze, guidato dal generale di Corpo d'armata Luciano Portolano, si lavora senza sosta. Sono 1500 i rappresentanti delle Forze armate impegnati in trincea. E anche se non viene detto ufficialmente, nelle chat interne non si risparmiano critiche alla disastrosa gestione della crisi da parte del ministro degli Esteri.

Di Maio sarà sentito oggi al Copasir, ma sulla situazione afghana saranno auditi in commissione Esteri alla Camera sia lui che il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, nella giornata di martedì 24 agosto. «La crisi afghana e i suoi drammatici ultimi sviluppi - si spiega - sono stati valutati dall'Ufficio di presidenza della Commissione Esteri della Camera dei Deputati, convocato in via informale on line dal presidente Fassino». Tutti sono concordi nel sostenere l'impegno per l'evacuazione del personale italiano e della popolazione afghana, anche perché laggiù abbiamo ancora un nucleo di militari e due diplomatici, che stanno rischiando le loro vite.

Qualcuno dovrà rispondere dei ritardi che si sono accumulati e spiegare il perché i collaboratori non siano stati fatti partire per l'Italia quando si poteva ancora farlo in sicurezza. Perché se anche uno di loro o un familiare dovesse perdere la vita, veramente chi non ha lavorato bene lo avrà sulla coscienza.

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