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"Così avanti per mesi, ma la guerra non tornerà"

L'esperto di relazioni Usa-Israele Eytan Gilboa: decisivo il voto a Washington e Tel Aviv

"Così avanti per mesi, ma la guerra non tornerà"
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"Il regime iraniano chiuderà lo Stretto di Hormuz ogni volta che non gradirà l'andamento dei negoziati. Così si andrà avanti per mesi, almeno fino alle prossime elezioni di ottobre in Israele e novembre negli Stati Uniti. Anche perché è quasi impossibile che Iran e Stati Uniti riescano a negoziare tutti i dettagli di una possibile intesa in 60 giorni". Non è ottimista sull'esito delle trattative tra Washington e Teheran Eytan Gilboa, uno dei principali esperti mondiali di relazioni fra Stati Uniti e Israele e fondatore della Scuola di Comunicazione dell'Università Bar-Ilan di Tel Aviv.

Le parti vogliono davvero un'intesa?

"Sia l'Iran che Israele puntano a un accordo che soddisfi i propri obiettivi. Il nodo è che gli iraniani si sono mostrati negoziatori di gran lunga migliori di Donald Trump. Il presidente americano ha scritto un libro su questo tema, ma con l'Iran ha fallito. Cercava una capitolazione del regime, ma il memorandum d'intesa che ha siglato è una capitolazione alle richieste iraniane".

Hormuz, il Libano, l'uranio? Quale di questi temi è il principale ostacolo?

"L'Iran ormai controlla lo Stretto e in questo modo conduce il negoziato. Dice che non tratterà finché non ci sarà il cessate il fuoco in Libano. Ma Hezbollah non è un movimento veramente libanese. È un agente iraniano che ha preso in ostaggio la popolazione libanese e il suo governo".

Per questo Israele non intende cedere sul Libano...

"Non vuole ritirarsi dal Sud perché Hezbollah fa parte del cosiddetto anello di fuoco, la rete di gruppi armati alleati di Teheran che con Hamas, gli Houthi e le milizie in Siria e Iraq vuole la distruzione e l'eliminazione di Israele".

Trump però minaccia Teheran: "Se non aprono Hormuz, li farò saltare in aria". È credibile?

"Le sue minacce non sono più credibili. Ne ha lanciate troppe a cui non ha dato seguito. Siamo al punto in cui lui crede alle minacce iraniane ma gli iraniani non credono alle sue. Una situazione terribile".

Le strade di Trump e Netanyahu si divideranno?

"Dovranno lavorare insieme ma in questo momento hanno interessi diversi. Israele non crede che l'Iran si disfarà del programma nucleare, poiché ha sempre mentito e barato. Il regime dice di non voler produrre armi nucleari ma arricchisce l'uranio al 60%. Non ha voluto che si affrontasse il tema dei missili balistici perché le armi nucleari viaggiano su quei missili".

Come potrebbero cambiare le cose con le prossime elezioni in Israele e Usa?

"Netanyahu è probabile che perda. Se succederà, un nuovo governo sarà più flessibile. Quello attuale è stato incapace di trasformare i traguardi militari in traguardi diplomatici. Trump invece resterà al potere, ma se perderà la Camera o il Senato, o entrambi, sarà un'anatra zoppa".

Chi sono i grandi perdenti di questa partita?

"Gli iraniani. Trump li ha traditi. Aveva detto che l'aiuto sarebbe arrivato, che dopo la guerra la teocrazia sarebbe crollata, ma alla fine ha legittimato un regime omicida".

La dittatura prima o poi cadrà?

"Sì, ma nel lungo termine".

La guerra potrebbe ricominciare?

"Non possiamo escluderlo ma credo che le possibilità siano molto basse. Direi al 10%. Almeno fino alle prossime elezioni".

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