Così cambia l'Europa: il peso dei "frugali" sposta l'asse a Nord

La Next generation Eu rivoluziona il quadro. Ma regge ancora l'intesa franco-tedesca

Così cambia l'Europa: il peso dei "frugali" sposta l'asse a Nord

Quando la battezzarono Next Generation Eu - ovvero Unione Europea di Prossima Generazione - nessuno a Bruxelles immaginava la sinistra profezia nascosta in quel nome. Ora dopo la battaglia di quattro giorni iniziata, guarda caso, di venerdì 17 il maleficio è evidente. Grazie a quel progetto, deciso a Berlino e Parigi, Emmanuel Macron e Angela Merkel hanno fatto harakiri, aprendo la strada alla rivolta dei «frugali». Una rivolta che ha molte più possibilità di cambiare gli scenari europei di quanto non l'abbia un piano di rilancio rimaneggiato sulla base dei veti e dei niet messi sul tavolo dal premier olandese Mark Rutte e difesi dagli omologhi di Austria, Danimarca, Svezia e Finlandia.

Ma non è solo una questione di soldi. Quello è solo il pretesto capace di unire in una lotta contro le «cicale» del Sud (Italia, Grecia, Spagna e Portogallo) personaggi diversissimi come il liberale Rutte, il conservatore austriaco Sebastian Kurz e tre esponenti della social-democrazia nordica come la prima ministra danese Mette Frederiksen, il premier svedese Stefan Löfven e la finlandese Sanna Marin. Dietro il pretesto del risparmio e la richiesta di condotte finanziarie più austere si cela il risentimento per le imposizioni subite in questi anni da una Merkel sempre pronta ad estendere i confini del Cancellierato dalle provincie austriache alle terre del Nord trattando Olanda, Svezia Danimarca e Finlandia alla stregua di vassalli. Un atteggiamento reso ancor più insopportabile dalle intese con un Macron considerato dai cinque «frugali» l'erede in chiave minore di un De Gaulle abituato a concepire l'Europa come un'estensione della Francia. Così, dopo aver digerito a denti stretti il trattato di cooperazione franco-tedesca firmato ad Acquisgrana dalla Cancelliera e dal presidente francese, i «frugali» li hanno attesi al varco. Quel varco s'è aperto quando Berlino e Parigi hanno messo in cantiere il piano di rilancio da 750 miliardi. Un piano che una Merkel e un Macron giunti al capolinea politico non hanno alcuna possibilità di difendere. Contestato sul piano interno, abbandonato dai propri alleati, isolato internazionalmente Macron è a tutti gli effetti un'anatra zoppa senza alcuna speranza di rielezione. E la Merkel nonostante la gestione della pandemia gli abbia restituito la fiducia di buona parte della nazione non è meglio in arnese. La sua principale debolezza le deriva dall'incapacità di trovarsi un erede all'altezza.

Sul fronte europeo Ursula von der Leyen, messa alla testa della Commissione grazie all'ennesimo accordo con Macron, si è rivelata in questi giorni un autentico fantasma incapace di spendere mezza parola a sostegno di un Recovery Plan più volte elogiato e magnificato. Sul fronte tedesco si prepara invece l'ascesa dei falchi di Cdu e Csu pronti ad approfittare dell'uscita di scena della Cancelliera, prevista per il 31 dicembre, per archiviare la linea scarsamente austera degli ultimi mesi e schierarsi al fianco di Austria e Paesi nordici. Dunque la rivolta dei «frugali» emersa in questi quattro giorni di Consiglio Europeo altro non è se non la l'anticipazione della nuova Unione. Un'Unione dove la Germania dei falchi, figlia per intenderci delle politiche dell'ormai anziano Wolfgang Schäuble, abbandonerà le intese con Parigi per disegnare un asse settentrionale che da Vienna raggiungerà Helsinki passando per Berlino, Copenaghen e Stoccolma. Ma quel nuovo asse potrebbe, alla fine, favorire quella Polonia e quell'Ungheria a cui Rutte chiede di tagliar gli aiuti per punirne la scarsa propensione allo stato di diritto. Quella minaccia potrebbe rivelarsi infondata se in testa all'asse centro-nordico ci sarà una Germania guidata dalle ali più conservatrici di Cdu e Csu.

Chi invece rischia di vedersela assai brutta saranno l'Italia e quei paesi del Sud che in questi mesi hanno confidato nella resipiscenza finanziaria di una Germania spinta dalla Merkel su posizioni meno austere. E il primo a capirlo è stato Giuseppe Conte. Grazie all'aiuto promessole da super-Angela sognava di tornar a casa vincitore. Invece si è ritrovato con un pugno di mosche in mano.

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