Guerra in Ucraina

La crisi energetica terrorizza le Borse europee I titoli perdono 163 miliardi di capitalizzazione

Milano (-2,4%) peggior listino. Pesano rialzi dei tassi e timori di recessione

La crisi energetica terrorizza le Borse europee I titoli perdono 163 miliardi di capitalizzazione

Seduta molto negativa per le Borse europee quella di ieri. Sono stati persi 163,5 miliardi di euro di capitalizzazione, con l'indice paneuropeo Stoxx 600 che ha terminato la seduta in calo dell'1,67%, a 382 punti, ai minimi dal novembre 2020. Lo stesso punto di minimo raggiunto da Piazza Affari, peggiore del Vecchio Continente, che ha ceduto il 2,4% a 20.452 punti. Male Londra, ancora alle prese con le difficoltà dei titoli di Stato, ha perso l'1,77%, Francoforte l'1,7% entrambe ai minimi dell'ultimo anno, Parigi l'1,53% e Madrid l'1,9 per cento.

I mercati hanno risentito del balzo oltre le attese dell'inflazione tedesca, salita a settembre al 10,9%, e dai timori di recessione globale accesi dalla stretta monetaria avviata dalle banche centrali. La tempesta è stata accentuata dalle crescenti tensioni geopolitiche, acuitesi dopo il blocco del gasdotto Nord Stream e la prevista annessione alla Russia dei territori occupati in Ucraina. La debolezza di Wall Street ha peggiorato ulteriormente il quadro: a ridosso della chiusura il Dow Jones cedeva il 2,14% e il Nasdaq il 3,68 per cento.

A Milano solo due titoli hanno concluso la seduta in territorio positivo: Leonardo, che ha guadagnato lo 0,96%, ed Eni, che è salita dello 0,15%. Peggior titolo è invece risultato StM che ha continuato a pagare la decisione di Apple di non aumentare la produzione di iPhone 14 e ha lasciato sul terreno il 5,40. Anche l'automotive è stato pesantemente colpito dalle vendite: Stellantis ha perso il 4,77% e Pirelli il 4,44%. Male le banche: Unicredit ha finito in calo del 2,71%, Intesa Sanpaolo del 3,57% e Bper del 2,84%. A picco Banca Mps (-13,54%) alle prese con una complessa ricapitalizzazione da 2,5 miliardi. L'andamento particolarmente negativo pare più legato alle prospettive di un'inversione del ciclo macroeconomico che alle tensioni sullo spread. Ieri il differenziale di rendimento tra i Btp decennali e i Bund tedeschi di pari durata è rimasto sui valori della vigilia a 246 punti con il titolo italiano che adesso rende il 4,66 per cento.

Occorre, infatti, sottolineare che la Bce pare sempre più orientata a un nuovo rialzo dei tassi di 75 punti base nella prossima riunione di ottobre, portando il tasso di riferimento al 2% e questo aggraverà la spesa per interessi dei Paesi ad alto debito tra i quali l'Italia che già prevede di erogare 76 miliardi di euro in cedole l'anno prossimo. I rappresentanti degli istituti economici tedeschi hanno già lanciano l'allarme: «L'Italia corre il rischio che la crescita dei tassi d'interesse possa portare a problemi per il finanziamento statale»m hanno dichiarato. Valutazioni dello stesso tenore anche da parte del presidente della Banca di Finlandia ed ex commissario Ue ai tempi della crisi del debito, Olli Rehn. «Gli aiuti promessi dagli Stati ai cittadini per ridurre le bollette energetiche non dovrebbero vanificare la lotta della banca centrale contro l'inflazione», ha detto aggiungendo che «La sostenibilità del debito a lungo termine di oltre un terzo dei Paesi della zona euro è seriamente minacciata». Un modo come un altro per favorire la speculazione.

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