Dazi, allarme clima e Brexit : via al G7 della discordia

Pranzo fuori programma tra il padrone di casa e il presidente Usa. Che promette: «Realizzeremo molto»

La giornata scorre confusa. Più che un vertice, un ritrovo in cui ogni leader ha piazzato una contro-agenda nazionale. Donald Trump, per non avvitarsi in trattative estenuanti come in Canada l'anno scorso - quando rifiutò di firmare il documento finale del G7, salvo poi sottoscriverlo e togliere di nuovo il suo nome - ha scelto di vedere subito il padrone di casa a pranzo all'Hôtel du Palais. Da solo. Il vertice, formalmente, non è ancora iniziato. I consiglieri dei due presidenti, tra cui il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian e il consigliere per la sicurezza nazionale Usa, John Bolton, sono a circa 10 metri dal tavolo.

Lontano dal tono aggressivo della vigilia, in cui Trump minacciava ritorsioni sul vino francese se al G7 si fosse discussa la tassa sui giganti statunitensi dell'alta tecnologia come Google - introdotta da Parigi col nome Gafa - The Donald constata d'aver «molto in comune» con Macron: «Essendo amici di vecchia data a volte litighiamo, ma non troppo. La nostra relazione è speciale». Fin qui tutto bene.

In una città fantasma, svuotata da turisti e popolata da diplomatici e 13.200 tra gendarmi e poliziotti, i due concordano su un punto, già preannunciato da Emmanuel Macron: stavolta non ci sarà una sintesi finale sul vertice (prima volta dal '75). Troppi temi, forse anche troppi invitati al G7 (allargato a leader africani e non solo). E pure qualche parola di troppo, filtra dagli sherpa di Trump, da parte per esempio di Donald Tusk.

Il rappresentante dell'Ue arriva tra i primi nella città-bunker sui Pirenei francesi: «Le ragioni che hanno portato all'esclusione della Russia sono ancora valide (l'annessione della Crimea, ndr), meglio invitare l'Ucraina». L'irritazione si diffonde, Macron prova a rassicurare con un videomessaggio di 10 minuti: «Ho due obiettivi, convincere i partner che le tensioni commerciali fanno male a tutti e rilanciare la crescita». Con Trump, è andata.

Ma l'arrivo per le grandi dimensioni dell'Air Force One all'aeroporto di Bordeaux, quando tutti gli altri atterrano a Biarritz, è la manifestazione plastica di una distanza che pare incolmabile tra Washington e Bruxelles. Per esempio, sull'Iran nucleare. E sui paventati dazi Usa: «Proteggerò il vino francese con determinazione», dice Tusk. Se tasse saranno, l'Ue risponderà «come non hanno mai visto».

Come un meccanismo sgangherato, più utile a dare una vetrina alla costa francese - citata nel video da Macron come in uno spot per scongiurare le polemiche sui costi di organizzazione: 36,4 milioni - il G7 di Biarritz riparte dal presupposto di «raccogliere fondi per l'Amazzonia», «sviluppare meccanismi di prevenzione» e «trovare una governance con Ong e popolazioni indigene per fermare la deforestazione».

Angela Merkel non è ancora atterrata, quando dal governo tedesco arriva il No alla minaccia di far saltare il patto di libero scambio tra l'Unione europea e Argentina-Brasile-Uruguay-Paraguay. Poi l'incontro bilaterale con l'inquilino dell'Eliseo. Alto feeling sull'imminente Brexit - uno dei temi più divisivi - e ricuciture per arrivare a una dichiarazione d'intenti, più larga possibile, sull'Amazzonia. La Finlandia non c'è, ma si inserisce in un equilibrio delicatissimo proponendo di «vietare l'importazione di carne brasiliana». Lo anticipa Mika Lintila, ministro delle Finanze, «pronto a sollevare la questione il 13 settembre al prossimo vertice informale se non saranno fatti progressi».

Il premier britannico Boris Johnson mette piede in terra francese (dopo averlo messo letteralmente all'Eliseo, su un tavolino) chiedendo all'Ue di «sbarazzarsi» del backstop sull'Irlanda: «Un punto che dovrebbe essere tenuto presente» o sarà uscita senza accordo. Giuseppe Conte arriva per ultimo. D'altronde, il vertice comincia ufficialmente solo alle 19,30. Cerimonia, poi la cena offerta dal padrone di casa con la première dame Brigitte. Il grosso del confronto c'è già stato.

Le premesse sono riassumibili in ciò che Macron ha detto in apertura: «Faremo del nostro meglio». Anche per affrontare il tema recessione o quello dei dazi Usa-Cina (che Trump alzerà da settembre-ottobre). Bisogna aspettare stasera per capire chi la spunterà sui singoli dossier. O l'anno prossimo, quando sarà l'America a ospitare il G7 e la Russia potrebbe riavvicinarsi al tavolo. A distanza, i dimostranti: nella francese Hendaye e nella spagnola Irun in 9mila sfilano contro i Grandi. Poche centinaia di gilet gialli a Parigi.

Commenti
Ritratto di rapax

rapax

Dom, 25/08/2019 - 11:01

Pensate ad un fico qualsiasi al g7...da brivido o da ridere a seconda dei punti di vista