In due anni spariti 100mila migranti Sono in Italia, ma ora da clandestini

Si tratta dei profughi che non hanno ottenuto soggiorno o asilo

In due anni spariti 100mila migranti Sono in Italia, ma ora da clandestini

Che fine faccia la maggior parte dei migranti sbarcati in Italia non si sa. E non tanto perché le autorità non vogliano dirlo ai cittadini già preoccupati dall'emergenza immigrazione. Ma perché nemmeno il governo ha idea di dove si trovino quelli che hanno abbandonato il sistema d'accoglienza. Dispersi, irreperibili, fantasmi: in due anni si sono perse le tracce di circa 100mila immigrati. Stranieri che non hanno ottenuto l'asilo, ma che rimangono qui da clandestini.

A certificare l'allarme sono i dati diffusi dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sulle migrazioni. Dal 2015 ad oggi ben 5.086 persone sono risultate irreperibili dalle Commissioni territoriali. Dove sono? Chissà. A queste vanno aggiunte 33.422 «mancate espulsioni», ovvero immigrati fermati dalle forze dell'ordine senza i documenti in regola e che non sono stati espulsi perché la procedura di rimpatrio costa troppo. Infine ci sono i cosiddetti «migranti fantasma», cioè coloro che dopo il rigetto della domanda d'asilo presentano ricorso in tribunale e lo perdono. Dovrebbero lasciare il Paese, ma non lo fanno. In due anni 85.401 richiedenti si sono visti negare la protezione internazionale e secondo la magistratura il 56% perde il ricorso: a conti fatti si tratta di circa 50mila persone cui viene dato un foglio di via nella speranza (vana) che si allontanino autonomamente. Sommando le tre voci (irreperibili, mancate espulsioni e migranti fantasma) si arriva rapidamente a circa 90mila persone. Nel giugno dell'anno scorso il Viminale aveva ammesso di aver perso il controllo di almeno 50mila migranti. Nel frattempo il numero è cresciuto fino a 90mila (si tratta di stime al ribasso). In sostanza, dei 300.482 individui arrivati in due anni sulle nostre coste, un terzo è finito in una sorta di pericoloso buco nero.

La politica delle porte aperte ha generato il paradosso di un Paese costretto ad aprire a chiunque bussi alla porta. Per poi relegarlo alla vita clandestina. I dati dicono che la maggioranza di chi arriva non fugge dalle guerre. Da gennaio a ottobre 2016 sono stati rilevati 159.496 ingressi e di questi solo 953 scappavano dalle fiamme della Siria. La maggioranza viene da Nigeria (33.807), Gambia (10.489) e Guinea (11.131). Le nazionalità più rappresentate sono anche quelle che ottengono la più alta percentuale di respingimenti delle richieste di protezione internazionale: nel 2016 i siriani sono lo 0,6% e il 98% ha ottenuto lo status di rifugiato; i nigeriani invece sono il 21.2% e a il 71% si è visto respingere l'asilo. Non va meglio a Gambia e Guinea, la cui percentuale di accoglimenti crolla al 4%. Anche il dato aggregato racconta la stessa storia.

Nei primi 10 mesi del 2016, delle 76.448 domande esaminate, solo il 19% (14.562) ha ottenuto una forma di protezione internazionale (status di rifugiato, 5%; protezione sussidiaria, 14%). Poi c'è un 20% che riceve «protezione umanitaria», un permesso di soggiorno tutto italiano e che negli altri Paesi è usato solo in via residuale. Infine, al 57% (43.898) è riservato netto diniego.

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