E ora il referendum spacca in due la redazione dell'Economist

E ora il referendum spacca in due la redazione dell'Economist

Roma - L'Economist, il prestigioso settimanale britannico cambia idea. O meglio si vede costretto ad ampliare lo spettro dei suoi giudizi riguardo la riforma costituzionale che il referendum del prossimo 4 dicembre dovrebbe abolire o confermare. Nell'ultimo numero in edicola, infatti, un editoriale parla del referendum sostanzialmente tagliando le gambe ai ragionamenti dei fautori del Sì (a iniziare dallo stesso Renzi). Sotto il titolo inequivocabile «Perché gli italiani dovrebbero votare No», si spiega che non è vero che il nuovo senato diverrebbe una sorta di camera alta come in Spagna e in Inghilterra. Per il semplice fatto che i senatori non vengono eletti direttamente dal corpo elettorale.

Non è altresì vero, si legge poi, che la minaccia di un rischio di collasso per l'euro è possibile. Se davvero ci fosse questo rischio - spiega l'editoriale - la moneta europea sarebbe davvero una moneta debole, pronta a crollare per qualsiasi motivo. E conclude l'analisi dicendo che il «ricatto» renziano del «dopo di me il diluvio» non regge. Sostenendo che non sarebbe la fine del mondo se a Palazzo Chigi arrivasse un altro governo tecnico.

Commento, quest'ultimo, che ha scatenato numerose polemiche all'indirizzo della rivista inglese. «L'Economist dice che è meglio che vinca il No perché arriva un governo tecnocratico? - commenta stizzito lo stesso Renzi - L'ultimo governo tecnocratico è quello di Mario Monti che ha alzato le tasse». «Quello che serve al Paese - gli fa eco Pier Carlo Padoan, ministro dell'Economia, dicendosi in totale disaccordo con la rivista inglese - è un governo politico che continui a fare riforme».

Anche all'interno del settimanale, però, si possono trovare tanti fautori del Sì. Insomma, all'Economist non regna un parere unanime sul destino prossimo venturo del nostro Paese. E per capirlo basta andare a scorrere il profilo del corrispondente da Roma. Il vaticanista John Hooper, infatti, ha firmato di recente un lungo intervento dove analizza la situazione italiana alla vigilia del voto referendario. E in questa analisi Hooper sembra far da contraltare al precedente editoriale. La sua analisi si presenta, comunque, con un titolo piuttosto anodino: «Gli italiani accetteranno la riforma di Renzi?». In questo articolo il nostro premier è visto come l'ultimo baluardo al populismo anti-euro. E soprattutto la sua sete di riforma sembra andare nella stessa direzione della ricerca di stabilità. Anche la riforma in sé, secondo Hooper, ha meriti nel rendere il lavoro legislativo più semplice e spedito.

Va ricordato infine che gli ultimi endorsement espressi dall'Economist sono quelli rivolti alla fazione del cosiddetto Remain, in occasione del referendum che chiedeva agli inglesi se uscire o meno dall'Unione europea, e quello in favore della candidata dei democratici, Hillary Clinton, alle ultime presidenziali americane. Fatto questo che ha spaventato più di un giornalista della rivista frenando sulla possibilità di un endorsement a una delle due fazioni in campo per il nostro referendum. Un terzo errore, sussurra più di un redattore, ora sarebbe fatale.

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