Le foto sembrano quelle di una grande festa. Decine di persone nei saloni austeri e maestosi dei tribunali e delle corti d'appello, in piedi con la penna fra le mani e il foglio su cui mettere la firma. Un po' di caos e allegria, come è giusto che sia, per un'operazione senza precedenti nel mondo della giustizia italiana. Diecimila assunzioni, ma a Roma preferiscono il termine stabilizzazioni, per mettere il sistema al passo con i tempi.
I diecimila erano arrivati fra il 2022 e il '23 ed erano stati collocati all'Ufficio del processo per dare una mano ai giudici alle prese con un'impresa assai ardua: far crollare, con la leva dei fondi Pnrr, l'arretrato del penale e del civile e insomma mettere l'Italia in linea con l'Europa. O almeno avvicinare lo stivale agli standard richiesti dalla Ue.
Risultato: i target sono stati in buona parte raggiunti ma la novità è arrivata alla fine del periodo concordato con l'Europa: i diecimila non vanno a casa, ma restano come funzionari in quelle stanze e in quegli uffici.
Ecco dunque le immagini scattate un po in tutta Italia il primo luglio, 24 ore dopo la chiusura stabilita da Bruxelles del Pnrr: si firma per passare dal tempo determinato e dalla precarietà al tempo indeterminato e alla stabilità. Il tutto con i fondi di via Arenula che ha compiuto uno sforzo finanziario colossale, predisponendo migliaia di contratti. Millecinquecento persone restano per ora fuori, appunto su un totale di diecimila, ma si tratta di un ritardo temporaneo. Per ora, hanno ricevuto una proroga di tre mesi, poi anche loro entreranno nei ranghi del Ministero.
"Abbiamo lavorato - spiega il ministro Carlo Nordio - per avere una giustizia più rapida ed efficiente ed entro l'anno arriverà anche il completamento delle coperture dell'organico della magistratura , cosa che non accadeva dalla fondazione della Repubblica". Intanto, dato clamoroso, il tasso di "scopertura" negli uffici passa dal 35,5 al 16%.
La spesa, di circa mezzo miliardo di euro, permette l'ingresso nella pubblica amministrazione di oltre settemilacinquecento funzionari e tecnici, oltre a 2600 assistenti, 100 geometri, 207 autisti, 390 operatori e altre figure, in gran parte provenienti dall'Ufficio del processo e per il resto da situazioni varie di precariato.
Dunque, si colmano molte lacune e si esce o si dovrebbe uscire dalla logica emergenziale che per decenni ha ritmato la vita degli uffici giudiziari.
D'altra parte la performance di questi anni, pur in una prospettiva limitata, è stata più che positiva. I target indicati dalla Ue sono stati centrati e dopo decenni di geremiadi la giustizia tricolore non è più la malata cronica d'Europa, anche se naturalmente resta ancora molto da fare.
Fra gli obiettivi c'era la riduzione del disposition time, ovvero il tempo di definizione dei processi, del 40 per cento nel civile e del 25 per cento nel penale. La compressione è arrivata, oltre ogni attesa nel civile: era stata promessa alla Ue una durata media di 677 giorni, ad oggi il disposition time è di 621 giorni, grazie anche all'exploit della Cassazione. Si prevedeva inoltre lo sfoltimento, quasi l'azzeramento, dell'arretrato civile, di almeno il 90 per cento.
Bene, nei tribunali l'arretrato datato 2019 è sceso del 95 per cento, quello al 2022 dell'86,1% (si è infatti deciso di dividerlo in due).
In appello, le pendenze dal 2019 sono di fatto sparite, quelle al 2022 sono state tagliate dell'86,7 per cento.Ci sono ancora differenze fra una regione e l'altra, ma la sfida - secondo le prime rilevazioni finali - è stata vinta.