Il tema dell'energia rimane una questione fondamentale per le imprese. L'Italia, del resto, ha un costo dell'energia esorbitante rispetto a Francia, Spagna e Germania pari, in media, a 127 euro a megawattora nel 2026. Non è un caso che ieri, durante il suo discorso al Convegno dei Giovani di Confindustria di Rapallo, il presidente Emanuele Orsini (in foto) abbia ribadito che sull'energia "bisogna fare presto e fare quadrato", motivo per cui "le rinnovabili devono essere messe a terra velocemente". Su questo punto, tra l'altro, è notizia di ieri che il governo ha sbloccato 14 progetti di centrali solari ed eoliche, per 530 Megawatt complessivi di potenza. All'indirizzo dell'Esecutivo, Orsi fa arrivare un plauso per "quei 14 miliardi che arrivano dall'Europa" in tre anni. Fondi che tuttavia "devono essere usati nel modo giusto". Secondo il numero uno degli industriali, "un Energy Release 2.0 può essere una via per aiutare le imprese, ma anche ovviamente le famiglie". Per energy release si intende un nuovo provvedimento, in linea con quello già fatto in passato, con la finalità di abbassare l'importo delle bollette, in particolare per le imprese più energivore. I punti di contatto con il governo non mancano anche per quanto riguarda la politica industriale di Bruxelles: l'Europa "sta sbagliando le politiche per sostenere le imprese e bisogna dirglielo. Per esempio, sull'automotive abbiamo abbandonato la ricerca e abbiamo preso tecnologie che non erano le nostre, lo diciamo o no? Dire le cose vuol dire che vogliamo male o bene all'Europa, secondo me vuol dire che le vogliamo bene".
Il capo di Confindustria, infine, si è voluto smarcare dalle accuse di un'eccessiva vicinanza con il governo guidato da Giorgia Meloni. Polemiche figlie di un clima quasi da campagna elettorale, dopo che Orsini ha accolto in modo costruittivo la premier durante l'ultima riunione annuale degli industriali. Su questo punto però Confindustria si smarca, sottolineando la "sintonia con Bankitalia e Quirinale e poi dicono che siamo schierati?", si chiede Orsini. Anche in vista del voto "non ci faremo tirare per la giacca da nessuno". E alla politica dice: "Serve che i partiti ci mettano il coraggio".
Intanto, ieri il vice premier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ospite di Unioncamere a Paestum ha dichiarato che l'export italiano "continua a crescere con forza" tanto da annunciare
un obiettivo ambizioso: "insieme possiamo arrivare a 700 miliardi entro il 2027, facendo meglio di molti partner europei". La minaccia dei dazi e la crisi energetica, per ora, sembrano non aver indebolito il Made in Italy.