Da arci-nemico dello stato ebraico a quinta colonna del Mossad nella Repubblica Islamica. È la storia da film dell'ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e dell'operazione "Gatto con gli Stivali", il piano degli 007 israeliani per ribaltare il regime iraniano. Un piano concretizzatosi il 28 febbraio di quest'anno. Quel giorno - mentre i raid israeliani colpiscono la residenza dell'ex presidente eliminando le sue guardie del corpo - una squadra del Mossad trasporta Ahmadinejad in una base segreta in attesa di metterlo alla testa di un nuovo regime e sostituire quello di Ali Khamenei, ucciso dalle bombe israeliane. Ma come nelle serie di Netflix la storia è attraversata da continui di colpi di scena. Perché alla fine Ahmadinejad - come raccontano il New York Times e il quotidiano israeliano Haaretz - rispunta a Teheran dove vive prigioniero dei pasdaran.
Tutto inizia però nel 2013 quando - finito il secondo mandato presidenziale - Ahmadinejad viene messo fuori gioco dalla Suprema Guida Ali Khamenei che gli rifiuta una terza candidatura. A quel punto, l'ex presidente che inneggiava al nucleare, definiva Israele un "insulto al genere umano" e s'augurava di "vederlo cancellato dalla carta geografica" inizia una metamorfosi fisica e politica. Si rade la barba, studia l'inglese e abbandona i grigi completi della nomenclatura iraniana per eleganti vestiti sartoriali. Ma soprattutto denuncia la corruzione del regime e la pesante repressione dai pasdaran. Il cambio di passo non sfugge al Mossad che per stabilire un contatto organizza alcuni convegni internazionali in cui Ahmadinejad - convertitosi alla difesa dell'ambiente - è invitato come relatore. Il primo è in Guatemala dove il governo - vicino a Israele - invita l'ex-presidente ad una conferenza sull'Ambiente. L'appuntamento decisivo arriva nel 2024 quando il governo ungherese chiede a Gergely Deli - rettore dell'Università Ludovika di Budapest, l'ateneo per la formazione di funzionari pubblici, militari e forze dell'ordine - di organizzare una conferenza sul cambiamento climatico con Ahmadinejad come relatore. Ad incontrare Ahmadinejad si presenta il Direttore del Mossad, David Barnea, convinto di poterlo usare come perno di un cambio di regime. Il momento cruciale è fissato per il 28 febbraio quando i raid israeliani colpiscono contemporaneamente il compound di Ali Kahamenei e di Ahmadinejad. Ma il vero obbiettivo del secondo raid è il corpo di guardia che vigila sull'ex-presidente. Subito dopo, una Peugeot nera preleva Ahmadinejad e lo trasporta in una base del Mossad dentro l'Iran. Ma il regime iraniano si rivela più solido del previsto innescando uno scontro ai vertici della Difesa israeliana. A Tel Aviv il capo dell'intelligence militare Shlomi Binder, il Capo di stato maggiore Eyal Zamir e il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Tzachi Hanegbi si schierano contro Barnea e Netanyahu decretando il fallimento dell'operazione "Gatto con gli Stivali".
Ahmadinejad, inutile strategicamente e compromettente politicamente, si ritrova abbandonato e costretto a rientrare a Teheran dove viene visto partecipare ai funerali di Khamenei guardato a vista da un manipolo di pasdaran. Costretto agli arresti domiciliari è di fatto "un morto che cammina", tenuto in vita solo per chiarire ogni dettaglio dell'intrigo che l'ha trasformato in una marionetta del Mossad.
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