"Tutte le opzioni restano sul tavolo" di Donald Trump, ma la Casa Bianca fa sapere che "800 esecuzioni sono state fermate ieri e sta monitorando la situazione". Il presidente americano celebra la "buona notizia" e aggiunge: "Speriamo che continui così". Secondo quanto rivela l'ambasciatore iraniano in Pakistan a un sito locale, il tycoon mercoledì ha informato la Repubblica islamica "di non avere alcuna intenzione di attaccare il Paese", chiedendo a Teheran "moderazione" nel contrastare le manifestazioni anti-regime. Un funzionario del Golfo, citato da Cnn, spiega che Arabia Saudita, Egitto, Qatar e Oman hanno lavorato per dissuadere Trump dall'attaccare, avvertendolo di "gravi ripercussioni nella regione": i quattro stati, precisa, "hanno condotto intensi sforzi diplomatici dell'ultimo minuto per convincere il presidente americano a dare a Teheran la possibilità di dimostrare le sue buone intenzioni". Anche il premier israeliano Benjamin Netanyahu, secondo quanto rivela un alto funzionario Usa al New York Times, ha chiesto a Trump di rinviare il blitz. Dopo che mercoledì parte del personale della base statunitense di Al-Udeid, in Qatar, è stato evacuato e i dipendenti delle missioni diplomatiche Usa in Arabia Saudita e Kuwait sono stati esortati a prestare attenzione, alimentando i timori di un raid, una fonte diplomatica ha riferito che il livello di allerta ad Al-Udeid è stato abbassato, "gli aerei stanno gradualmente iniziando a tornare alle loro posizioni", e pure alcuni militari e altro personale stanno rientrando nella struttura.
Già mercoledì sera il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato che "oggi o domani non ci saranno impiccagioni", mentre la magistratura della Repubblica islamica ha fatto sapere che Erfan Soltani, il 26enne arrestato durante le proteste, che secondo le ong e Washington rischiava di essere giustiziato, è finito in manette, ma non condannato a morte. E dopo quasi cinque ore, Teheran ha riaperto lo spazio aereo con alcune compagnie nazionali come Mahan Air, Yazd Airways e Ava Airlines che hanno già ripreso a volare nel Paese.
Se Trump sembra aver sospeso (per ora) l'ordine di un attacco militare, gli Stati Uniti hanno imposto nuove sanzioni contro funzionari della sicurezza e reti finanziarie iraniane, accusandoli di aver orchestrato una violenta repressione delle proteste pacifiche e di aver riciclato miliardi di dollari provenienti dai proventi del petrolio. "Oggi, mentre il popolo iraniano scende coraggiosamente in piazza per rivendicare le libertà fondamentali e la sicurezza economica, il dipartimento del Tesoro sta adottando misure contro gli artefici della brutale repressione di manifestanti pacifici", si legge in una nota del segretario Scott Bessent che ha annunciato misure restrittive contro "i principali leader iraniani". "Gli Usa sono fermamente al fianco del popolo iraniano nella sua richiesta di libertà e giustizia", ha proseguito il ministro, aggiungendo che l'azione è stata intrapresa su indicazione del presidente Trump. Tra i soggetti sanzionati figura Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale di Teheran, che Washington ha accusato di aver coordinato la repressione e di aver incitato all'uso della forza contro i manifestanti. Oltre a 4 comandanti regionali delle Forze dell'ordine e delle Guardie rivoluzionarie iraniane.
Il dipartimento del Tesoro ha poi designato 18 individui ed entità accusati di gestire reti di "banche ombra", che riciclano i proventi delle vendite di petrolio iraniano attraverso società di comodo negli Emirati Arabi Uniti, a Singapore e nel Regno Unito.