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La fiction sulla corruzione che fa infuriare Lula e Dilma

Su Netflix in onda «Il meccanismo», film ispirato all'inchiesta che travolse i due presidenti socialisti

La fiction sulla corruzione che fa infuriare Lula e Dilma

San Paolo Un timing perfetto che è riuscito nell'intento: infastidire il potere svelando al mondo i suoi meccanismi più sporchi. Stiamo parlando della serie Netflix «Il Meccanismo» - mai titolo fu più appropriato - liberamente tratta dal libro Lava Jato di Vladimir Netto, un viaggio doloroso ma necessario per capire le dinamiche del grande cancro brasiliano: la corruzione. In otto puntate la serie si ispira al più grande scandalo di corruzione del pianeta, la Lava Jato per l'appunto, ovvero la Mani Pulite brasiliana - 81 i miliardi di dollari sottratti allo Stato da tangenti, ruberie e sovrafatturazioni, molti dei quali spariti in paradisi esteri, fiscali e non - deflagrata nel 2014 grazie a un pool di magistrati coordinati dal giudice Sergio Moro. Un'inchiesta ancora aperta che fa tremare l'establishment intero della politica verde-oro a partire dall'ex presidente Lula, «con un piede già in carcere» com'è stato descritto l'altro ieri dal Financial Times e che, proprio mercoledì 4 aprile, saprà se verrà arrestato o no, dopo la sua condanna in secondo grado per corruzione e riciclaggio in uno dei sei processi che lo vedono imputato. Naturalmente proprio Lula è stato il più feroce detrattore della serie, insieme alla sua ex delfina Dilma Rousseff e ha inveito contro i produttori minacciando di denunciare Neflix, dopo che qualche giorno prima Rousseff aveva definito le otto puntate una fake news. Puntuale la reazione del regista, il brasiliano José Padilha, lo stesso di Tropa de Elite che vinse l'Orso a Berlino e fece conoscere al mondo le dinamiche terribili del narcotraffico a Rio de Janeiro. «Il Meccanismo non è un'opera didascalica e all'inizio di ogni puntata è scritto che ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale. Se Dilma sapesse leggere non avremmo questo problema».

Padilha da tempo è stato costretto a trasferirsi negli Stati Uniti per le minacce subite. Ma perché tutto questo astio nei confronti di un prodotto che è solo una fiction? La spiegazione è semplice: «Il Meccanismo» ha fatto cadere la maschera di un sistema politico progressista che da modello etico si è trasformato in paradigma amorale. «È un cancro», ripete incessantemente l'agente Ruffo, una sorta di commissario Cattani in questa versione brasiliana della Piovra, un poliziotto che combatte senza timore la corruzione che permea Brasilia, una capitale dove «è più facile trovare una giraffa che una persona onesta». E come nell'inchiesta reale anche nella finzione cinematografica si apre il vaso di Pandora dell'amoralità dell'élite verdeoro, evidenziando il verminaio delle collusioni tra politica e imprenditoria in Brasile ma, soprattutto - ed è questo che ha seminato il panico nel PT di Lula - si fa vedere come il presidente dei poveri abbia sequestrato i valori della sinistra riempiendosi la bocca coi diritti dei poveri per arricchire soprattutto le tasche proprie e quelle dei suoi compagni di partito. Come finirà lo si saprà nella seconda serie e, nella vita reale, la prossima settimana.

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