C'è un filo che lega i giovanissimi rimasti ustionati nel rogo di Crans-Montana ai ragazzi e alle ragazze iraniani che in questi giorni sfidano la polizia morale del regime invocando democrazia e libertà. Provo a dipanarlo e raccontare perché unisce realtà all'apparenza così lontane: quel filo è il coraggio, ma anche la forza della solidarietà e la gran voglia di vivere, valori che nei ragazzi sono radicati per natura. Fortunatamente, le miserie di noi adulti ancora non li hanno corrotti e indeboliti.
Da una parte c'è un'iniziativa bella di solidarietà che rimbalza sui social, amplificandosi a ogni like, dedicata ai 116 ricoverati in condizioni molto gravi: la battaglia che li aspetta sarà purtroppo dolorosa e lunga, un percorso medico e psicologico per cui serve ogni tipo di aiuto. Agli ustionati più severi i capelli non ricresceranno più, perché i follicoli verranno coperti dal tessuto cicatrizzato: per loro, da più parti e in più Paesi è iniziata una raccolta di capelli donati dalle ragazze perché se ne facciano parrucche e toupet.
L'iniziativa è partita dalla Svizzera - e rilanciata in Francia - dal profilo Facebook Crans-montana solidarieté, aperto il 2 gennaio, il giorno dopo la tragedia, e conta già 18 mila iscritti. "Abbiamo trovato un'azienda italiana pronta a regalare parrucche alle vittime: dona i tuoi capelli". Le adesioni sono state immediate. Sulla pagina Facebook c'è già il lungo elenco dei parrucchieri che si prestano gratuitamente al servizio: tagliare i capelli alle donatrici e inviarli a chi li smista. Il passaparola social ha funzionato immediatamente ed è partita una corsa di solidarietà. In Italia ci sono parrucchieri che partecipano a Musano di Trevignano (Treviso), a Occhieppo Inferiore (Biella), a Bellano (Lecco) e se ne aggiungono ogni giorno di nuovi.
Su Instagram e su TikTok girano i video delle ragazze che si fanno tagliare la treccia e c'è qualcosa di commovente nel loro gesto, una fratellanza delicata e potente insieme, i capelli ancora una volta diventano simbolo di comunanza. Il pensiero va all'Iran di Mahsa Amini, la studentessa uccisa nel 2022 dalla polizia morale perché portava male il velo, da cui spuntava una ciocca proibita. Lo ricordiamo tutti: il mondo rispose e in Medio Oriente come negli Stati Uniti e in Europa le donne si tagliarono i capelli in spregio al regime assassino degli ayatollah.
Nell'Iran di oggi in poche settimane Khamenei ha compiuto uno scempio inimmaginabile, 16.500 ribelli sterminati e 330 mila feriti per reprimere la più grande manifestazione mai scesa in piazza contro il governo. Di quel numero indecente di vittime, la maggior parte sono stati i più coraggiosi, i giovani sotto i 30 anni: e di nuovo le ragazze si strappano il velo e sciolgono i capelli al vento, le abbiamo viste nonostante le comunicazioni oscurate, disperate vendicatrici come le mitologiche Erinni, che al posto della chioma avevano serpenti velenosi.
Eccolo il filo che lega i ragazzi di Crans-Montana ai giovani iraniani: malgrado tutto è incontrastabile, è un sentimento di umanità e condivisione inarrestabile. I capelli come offerta nel senso più nobile, un gesto poderoso.